Risparmi e polemiche sui cantieri: al via in Italia le Olimpiadi invernali 2026
Prendono il via i XXV Giochi olimpici invernali, un’edizione destinata a entrare nella storia come la prima ospitata da due comuni: Milano e Cortina d’Ampezzo. La principale novità riguarda la scelta organizzativa di utilizzare impianti già esistenti per circa il 90% delle gare, rompendo con la tradizione di costruire infrastrutture completamente nuove in vista dell’evento.
A Milano si terranno le gare di hockey su ghiaccio, pattinaggio artistico, pattinaggio di velocità e short track. La cerimonia di apertura è in programma allo stadio di San Siro, storica casa dei club calcistici Milan e Inter, con inizio alle 20:26 locali, un orario simbolico scelto in omaggio all’anno 2026. La chiusura, invece, si svolgerà a Verona, all’interno di un anfiteatro appositamente allestito: non accadeva dal 1984 che apertura e chiusura dei Giochi invernali si tenessero in sedi diverse. Le distanze tra i poli olimpici restano significative: oltre un’ora di treno tra Milano e Verona, circa cinque ore tra Milano e Cortina e due ore verso la Val di Fiemme, sede delle gare di sci.
Gli impianti milanesi sono concentrati nella cintura periferica della città, dove sorgono l’arena per hockey e pattinaggio all’interno del quartiere fieristico, il Centro principale per la stampa e l’International Broadcasting Center. Tra le poche strutture nuove figura la Santa Giulia Arena, destinata a diventare il principale palazzetto dell’hockey. Le cerimonie di premiazione si svolgeranno invece nel cuore della città, nella piazza accanto al Duomo.
La scelta di puntare su strutture già operative riflette la linea dettata dal Comitato olimpico internazionale e dagli organizzatori italiani, decisi ad abbandonare il modello dei Giochi “da zero”, come avvenne a Sochi nel 2014, dove furono realizzati due interi cluster olimpici ex novo e tutti gli impianti erano concentrati in un’unica area.
Nodi infrastrutturali e costi.
Per l’Italia si tratta della quarta Olimpiade invernale dopo Cortina 1956, Roma 1960 e Torino 2006. Milano e Cortina ottennero l’assegnazione il 24 giugno 2019 a Losanna, superando la candidatura di Stoccolma con 47 voti contro 34.
Nonostante l’impostazione improntata al risparmio, gli organizzatori hanno dovuto affrontare diverse difficoltà finanziarie, come ha ammesso il direttore generale dei Giochi Andrea Varnier, ricordando l’impatto delle ingenti spese sostenute dal Paese per fronteggiare la pandemia di Covid-19.
Particolarmente controversa è stata la realizzazione della pista di bob e slittino di Cortina, costata circa 120 milioni di euro a fronte di un budget complessivo di 3,4 miliardi. Il progetto è stato duramente contestato dagli ambientalisti e molti osservatori dubitano della sua sostenibilità futura, visto lo scarso seguito di queste discipline in Italia. I lavori sono iniziati solo due anni prima dei Giochi e il CIO aveva persino suggerito di spostare le gare in Austria o Svizzera; tra le alternative era stata valutata anche la pista di Lake Placid, negli Stati Uniti.
Problemi non sono mancati neppure per la Santa Giulia Arena, completata in tempi ristretti. A inizio gennaio, durante un test match, è stato rilevato un foro sulla superficie ghiacciata, episodio che ha alimentato i timori della NHL, i cui giocatori torneranno alle Olimpiadi per la prima volta dal 2014. Nonostante le voci su un possibile ritiro, la lega statunitense ha confermato la partecipazione e le squadre si allenano nell’impianto dalla fine di gennaio. Il tecnico della nazionale francese, Yorick Trey, ha dichiarato di non avere riscontrato problemi di qualità del ghiaccio, anche se la capienza dell’arena è stata ridotta da 14.000 a 11.800 posti.
