Rinnovabili. Pure Grillo “cazzia” il campo largo in Sardegna
Criticare il governo sul nucleare e poi frenare lo sviluppo delle energie rinnovabili. È questa la contraddizione in cui incorre il cosiddetto “campo largo” – PD, AVS, e la componente renziana – secondo un’analisi , ospitata sul blog del fondatore del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, e che prende come caso emblematico la Sardegna.
I dati parlano chiaro. Secondo Il Sole 24 Ore, la regione sarda è quella con il maggiore ritardo rispetto agli obiettivi nazionali sulle rinnovabili, con un deficit di 461 MW. Seguono Calabria (-383 MW), Toscana (-225 MW) e Puglia (-211 MW): tre su quattro amministrate dal centrosinistra.
Il caso sardo è il più clamoroso. Tra i primi atti della nuova giunta regionale figura una moratoria di diciotto mesi contro i grandi impianti rinnovabili, seguita da una legge che ne vieta l’installazione sul 99% del territorio isolano. Una norma che, nella sostanza, rende inaccessibile la quasi totalità della regione agli impianti fotovoltaici ed eolici, pur consentendo nello stesso perimetro la costruzione di strade, tralicci, serre e persino fabbriche.
Eppure la Sardegna rappresenta un sito ideale per la generazione da fonti pulite: sole e vento abbondanti, densità abitativa tra le più basse d’Italia con appena 65 abitanti per chilometro quadrato. Secondo uno studio congiunto del Politecnico di Milano e delle università di Padova e Cagliari, un percorso di decarbonizzazione accelerata potrebbe generare quasi nove miliardi di euro di valore economico per l’isola entro il 2050, con 143.000 unità di lavoro aggiuntive e 12.400 posti stabili legati alla gestione e manutenzione degli impianti.
Sul piano tecnico e ambientale, le obiezioni più diffuse alle rinnovabili reggono poco all’esame dei fatti. I pannelli fotovoltaici sono prodotti prevalentemente con silicio, uno degli elementi più abbondanti in natura. L’impatto sulla biodiversità è inferiore a quello dell’agricoltura industriale intensiva. L’eolico offshore, con impianti posizionati a 25-50 chilometri dalla costa, risulta invisibile dalla terraferma e sfrutta venti più costanti e prevedibili. L’esperienza spagnola, infine, dimostra che le bollette si abbassano con le rinnovabili: l’ultimo reattore nucleare iberico risale al 1988, ma i prezzi dell’energia sono scesi grazie proprio agli investimenti nel solare ed eolico degli ultimi anni.
Bloccare le rinnovabili per raccogliere consenso tra chi teme cambiamenti nel paesaggio locale è una strategia che ha un costo preciso: privare i territori di opportunità di sviluppo reali e misurabili, mentre la transizione energetica procede altrove.
foto Lucarelli
