11 Giugno 2026
Politica

Rinnovabili, miliardi e propaganda: “Giuseppi” porta Todde sul palco di Oristano. Ma i conti non tornano

Giuseppe Conte è tornato in Sardegna. E ha portato con sé il solito repertorio: cifre milionarie, visioni strategiche, elogi alla giunta Todde. Sul palco dell’assemblea regionale del M5S a Oristano, davanti a oltre quattrocento fra iscritti, attivisti e amministratori, l’ex presidente del Consiglio ha trasformato la Sardegna nel modello ideale del buon governo grillino. Una narrazione ambiziosa. Forse troppo.

“Sulle rinnovabili la Sardegna è molto più avanti del resto della penisola”, ha affermato Conte con la consueta sicurezza. Parole forti, per una regione che , vale la pena ricordarlo , resta (e resterà) tra le più povere d’Italia per reddito pro capite, con una sanità pubblica in affanno cronico (e una classe dirigente incapace di andare oltre i “buoni – a nulla – servizi sanitari”) e un mercato del lavoro che continua a espellere giovani verso il continente.

Il coordinatore regionale Alessandro Solinas ha elencato i presunti risultati della giunta con l’entusiasmo di chi legge un prospetto di borsa in rialzo. Ma la grammatica usata tradisce più di quanto non nasconda: si “programma”, si “destina”, si “investe”. Raramente si “realizza” o si “completa”. In due anni di governo regionale, il bilancio concreto di Alessandra Todde rimane nebuloso quanto le previsioni meteo sarde in primavera.

Conte ha rivendicato la scelta di “dire no alla speculazione” sulle rinnovabili, presentandola come una virtù politica. È però lecito chiedersi se bloccare o rallentare impianti già autorizzati , nel nome di un piano regionale ancora in divenire , rappresenti davvero “governare la transizione” o piuttosto rimandare decisioni scomode a data da destinarsi. La moratoria voluta da Todde ha sollevato più di un dubbio giuridico, e non solo tra gli oppositori.

Sul palco di Oristano si è celebrata anche l’intelligenza artificiale applicata ai servizi pubblici e l’Einstein Telescope , progetto da 1,3 miliardi che “può rendere l’Isola un punto di riferimento internazionale per la ricerca scientifica”. Potrebbe. Se arrivasse. Se venisse davvero finanziato. Se la Sardegna venisse scelta. Molti condizionali per una regione abituata da decenni a promesse che svaniscono con i mandati.

Resta sullo sfondo la figura di Conte, l’uomo che da Palazzo Chigi ha navigato tra pandemia (chiudendoci in casa manco si vivesse in un regime totalitario), banchi a rotelle, superbonus e crisi di governo lasciando un’eredità contabile tutt’altro che limpida. Ora si propone come garante del “modo diverso di governare” incarnato da Todde. Due leader, una stagione politica condivisa, e la sensazione che il palco di Oristano serva più a consolidare un’identità di partito che a rendere conto ai sardi di quanto effettivamente fatto. La retorica a Oristano ieri ha regnato sovrana.

Nel frattempo, in Sardegna, la maggioranza di centrosinistra continua a operare in linea di continuità con il passato, distraendo milioni di euro con assestamenti e manovre di bilancio, promuovendo iniziative estemporanee nei settori della sanità, lavoro, trasporti e politiche sociali. Poche, ancora, le risorse messe in campo per famiglie, imprese e professionisti (non si sanno fare i bandi probabilmente), e si prosegue , dopo l’ultimo spoil system nella sanità, con l’ulteriore incasinamento della sanità sarda, senza contare le azioni calate dall’alto e la totale mancanza di sinergia con i portatori di interesse qualificati.

In effetti, solo “Giuseppi” poteva definire la Sardegna come un “modello ideale del buon governo grillino”.