Rimborsi regionali per infermieri e Oss. Il Legislatore sardo è sempre meno all’altezza del compito
A dimostrazione della scarsa qualità tecnica del legislatore sardo – se mai ci fosse la necessità di evidenziarla -, nel corso del dibattito in Consiglio regionale sono emerse forti critiche sul contenuto del comma 17 dell’articolo 1 della proposta normativa relativa all’assistenza nelle strutture socio-sanitarie.
A sollevare il caso è stato Lorenzo Cozzolino, (ricordiamolo consigliere di maggioranza di Orizzonte Comune), che ha evidenziato quelle che ritiene essere gravi imprecisioni nella formulazione della norma. Nel comma contestato si prevede infatti che, al fine di incrementare la disponibilità di personale infermieristico, tale figura possa essere sostituita da profili sanitari o socio-sanitari compatibili con i piani di assistenza personalizzati.
“Se non sapete cosa sia un piano di assistenza personalizzato, ricordo che ci vuole l’infermiere specializzato, non l’OSS”, ha dichiarato Cozzolino in aula. “Così la norma non va bene. L’infermiere è l’infermiere e l’OSS è l’OSS. Non possiamo pensare che, se non troviamo infermieri, questi possano essere sostituiti da operatori socio-sanitari o da super OSS”. Insomma, una bordata non da poco che riporta al centro l’incompetenza del legislatore sardo.
Sul tema è intervenuto anche il capogruppo di Fratelli d’Italia Paolo Truzzu, che ha messo in guardia dalle possibili conseguenze economiche e organizzative derivanti dall’attuale formulazione del comma 17.
“Per come è scritto il testo stiamo aprendo una finestra molto pericolosa”, ha affermato Truzzu. “La Regione rimborsa alle strutture il costo dell’infermiere per 36 ore settimanali, oltre a un ulteriore monte ore pari a 19 ore nelle strutture che devono garantire il piano assistenziale personalizzato. Tuttavia, ai fini dell’accreditamento, la figura dell’infermiere può essere sostituita da profili sanitari o socio-sanitari compatibili con i piani assistenziali dei pazienti”.
Secondo l’esponente dell’opposizione, la norma rischia così di creare una distorsione nel sistema dei rimborsi. “La domanda è semplice: cosa stiamo pagando alle strutture? Il costo dell’infermiere previsto dalla norma oppure quello del personale sanitario o socio-sanitario effettivamente impiegato? Se io fossi un imprenditore e mi venisse rimborsato il costo dell’infermiere, assumerei soltanto personale socio-sanitario. Farei molti soldi. Guadagnerei sulle spalle dei sardi e delle persone più fragili”.
