7 Ottobre 2026
Europa

Riforma PAC post-2027: stop ai pagamenti di base per gli agricoltori in pensione.

La riforma della Politica agricola comune (PAC) per il periodo successivo al 2027, dopo i tagli proposti dalla Commissione von der Leyen, continua a sollevare interrogativi e preoccupazioni. La proposta legislativa presentata dall’Esecutivo europeo lo scorso 17 luglio — accompagnata da un taglio del 20% al bilancio complessivo — introduce modifiche profonde, tra cui l’eliminazione progressiva del sostegno al reddito per gli agricoltori che hanno raggiunto l’età pensionabile e percepiscono una pensione.

La questione è stata sollevata dagli eurodeputati Daniel Buda e Dan-Ştefan Motreanu (PPE), che in un’interrogazione scritta hanno denunciato il rischio di ampliare le disparità già esistenti nella PAC e di spingere molti agricoltori in pensione verso condizioni economiche precarie. Nel settore agricolo europeo, oltre la metà degli operatori ha più di 55 anni, con pensioni fortemente diversificate da un Paese all’altro e spesso insufficienti ad assicurare una vita dignitosa.

La preoccupazione del Parlamento: rischio disuguaglianze e abbandono delle terre.

Secondo gli eurodeputati, l’articolo 6 della nuova proposta — dedicato al sustainable basic income support o area-based degressive income support — obbligherebbe gli Stati membri a revocare, entro il 2032, il pagamento diretto agli agricoltori pensionati. Una misura che, sottolineano, non è accompagnata da un’analisi di impatto e che potrebbe generare tre criticità principali: l’aggravarsi delle disuguaglianze tra beneficiari PAC, l’aumento dell’abbandono dei terreni e un conseguente rischio per la sicurezza alimentare europea, già messa alla prova da crisi geopolitiche e cambiamenti climatici.

La risposta della Commissione: “Serve un ricambio generazionale”… ma si tagliano i fondi della PAC.

Nella replica del 14 novembre 2025, il Commissario Hansen ha ricordato un dato strutturale: l’agricoltura è il settore con la forza lavoro più anziana dell’Unione, con più over 65 che under 40. Una dinamica che mette a rischio la continuità produttiva e ostacola la modernizzazione. “Ritardare il pensionamento — avverte la Commissione — blocca i processi di successione agricola e limita l’accesso dei giovani al settore”. “Proprio per agevolare il ricambio generazionale, Bruxelles ha proposto che gli agricoltori che percepiscono una pensione non siano più eleggibili ai pagamenti PAC legati alla superficie a partire dal 2032, lasciando però agli Stati membri la possibilità di prevedere periodi di transizione. La misura – prosegue la nota dell’Esecutivo europeo – si inserisce in una più ampia strategia per il ricambio generazionale adottata dalla Commissione il 21 ottobre 2025 e riconosciuta come priorità dallo stesso Parlamento europeo”.

Nessun rischio per la sicurezza alimentare: gli strumenti previsti.

La Commissione sostiene che l’uscita graduale dei pensionati dal sistema dei pagamenti diretti non causerà abbandono delle terre né problemi di sicurezza alimentare. Al contrario, libererebbe superfici e risorse a favore dei giovani agricoltori, facilitando l’ingresso di nuove imprese e promuovendo innovazione e investimenti in resilienza.

Hansen ricorda inoltre che la misura non riguarda tutte le forme di sostegno al reddito previste dalla PAC. In particolare, gli agricoltori pensionati manterranno l’accesso al pagamento destinato ai piccoli agricoltori, una categoria già identificata come tra le più vulnerabili. Stati membri e regioni disporranno inoltre di strumenti rafforzati per sostenere la cooperazione intergenerazionale, accompagnare la successione aziendale e garantire redditi di transizione.

Un nodo politico destinato a restare aperto.

La scelta della Commissione di privilegiare il ricambio generazionale a scapito dei pagamenti agli agricoltori in pensione apre dunque una discussione più ampia sul futuro del settore agricolo europeo, tra sostenibilità economica, equità sociale e sicurezza alimentare.