13 Maggio 2026
Europa

Riforma delle regole fiscali: in gioco la stabilità dei conti e la resilienza industriale dell’Ue.

Il dibattito sul futuro delle regole fiscali europee torna al centro dell’arena politica. L’eurodeputato Dan-Ştefan Motreanu (PPE) ha chiesto alla Commissione di riferire sulle misure mirate a rendere il Patto di stabilità e crescita compatibile con gli ingenti investimenti necessari a rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione, in un mondo sempre più segnato dalla rivalità tra Stati Uniti e Cina.

La domanda si inserisce nel solco delle analisi del think tank Bruegel, secondo cui l’attuale architettura del Patto, pur riformata, rimane troppo rigida rispetto alla scala degli investimenti richiesti nei settori chiave dell’autonomia strategica: difesa, innovazione digitale, integrazione finanziaria e approvvigionamento di materie prime critiche. Secondo gli economisti, i limiti quantitativi attualmente previsti scoraggiano gli Stati membri dal pianificare programmi pluriennali di grande portata, lasciando l’UE nel ruolo di “scenario taker” in un contesto geopolitico dominato dalle due superpotenze.

Le proposte avanzate da Bruegel vanno da una temporanea esclusione degli investimenti strategici dagli obiettivi di deficit, a un maggiore margine di flessibilità per i Paesi con debito stabile, fino a un possibile innalzamento del parametro di Maastricht dal 60% al 90% del PIL — interventi che, pur ambiziosi, non richiederebbero modifiche ai trattati ma necessiterebbero dell’unanimità in Consiglio.

La risposta di Bruxelles: “Il Patto è già stato riformato”.

A nome della Commissione, Valdis Dombrovskis ha replicato ricordando che il Patto di stabilità e crescita è stato “profondamente rivisto” con la riforma del quadro di governance economica approvata nell’aprile 2024. Il nuovo sistema, ha spiegato, punta a coniugare finanze pubbliche solide e crescita sostenibile basata su investimenti e riforme.

La riforma del 2024 ha introdotto piani di bilancio strutturali di medio termine elaborati direttamente dagli Stati membri, che devono garantire nel tempo un deficit inferiore al 3% del PIL e un percorso “plausibilmente discendente” del debito pubblico per i Paesi oltre la soglia del 60%. Gli Stati possono inoltre scegliere un orizzonte di aggiustamento più lungo, fino a sette anni invece dei quattro standard, a condizione di assumere impegni vincolanti su riforme e investimenti.

La clausola di salvaguardia per la difesa: flessibilità fino al 2028.

Dombrovskis ha anche ricordato che, alla luce delle accresciute preoccupazioni in materia di sicurezza, la Commissione ha introdotto nel marzo 2025 una specifica possibilità per gli Stati membri: attivare la “clausola nazionale di fuga” prevista nel Patto riformato per sostenere un incremento delle spese per la difesa. Questa flessibilità, temporanea fino al 2028, permette deviazioni controllate dal percorso di aggiustamento fiscale fino a un massimo dell’1,5% del PIL, mantenendo però un argine alla sostenibilità del debito.

foto Denis Lomme Copyright: © European Union 2022 – Source : EP