Riforma della Corte dei conti: quali effetti sulla tutela dei fondi UE?
La riforma della Corte dei conti italiana (la stessa che recentemente ha bloccato – facendo infuriare il Governo Meloni – i lavori del Ponte sullo Stretto), approvata dalla Camera e ora all’esame del Senato, è finita sotto la lente dell’Unione europea. Il disegno di legge AC.1621-A modifica, infatti, la storica legge n. 20 del 1994 e il codice della giustizia contabile, introducendo un profondo riassetto del sistema dei controlli pubblici.
Tra le novità più controverse figurano la trasformazione del controllo concomitante in parere preventivo con meccanismo di silenzio-assenso e una delega al governo per riscrivere le norme sulla responsabilità amministrativa.
Secondo la stessa Corte dei conti, tali modifiche rappresenterebbero “un’importante limitazione della responsabilità dei funzionari pubblici” e potrebbero porsi “in controtendenza rispetto al diritto dell’Unione europea”, incidendo in modo significativo sulla capacità dello Stato di prevenire abusi e tutelare le finanze pubbliche.
Come si tutelano degli interessi finanziari dell’UE?
Il tema è stato sollevato in sede europea dall’eurodeputato Giuseppe Antoci (The Left), che ha interrogato la Commissione sulla possibile compromissione dei meccanismi di controllo dei fondi europei, in particolare quelli del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).
Antoci, in particolare, ha richiamato l’attenzione su un contesto preoccupante: la soppressione del reato di abuso d’ufficio, la riduzione dei poteri investigativi della magistratura ordinaria e la crescente difficoltà nel garantire controlli efficaci. Solo nel 2024, la Procura europea (EPPO) ha aperto 228 indagini in Italia su 307 totali, a conferma di un elevato rischio di frodi e irregolarità nella gestione dei fondi comunitari.
La risposta, sempre tardiva, di Bruxelles: “Valuteremo la compatibilità con le regole UE”.
Nella risposta ufficiale, il commissario Piotr Serafin, a nome della Commissione, ha ricordato che la tutela degli interessi finanziari dell’Unione spetta innanzitutto agli Stati membri, in conformità all’articolo 22 del Regolamento (UE) 2021/241 sul Dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF).
“In Italia – spiega Serafin -, il controllo ex ante sui fondi PNRR è affidato non alla Corte dei conti ma all’Ispettorato Generale per il PNRR presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze. La Corte, tuttavia, partecipa alla governance del Piano e può svolgere audit ex post sui progetti finanziati”.
Serafin ha poi precisato che Bruxelles “valuterà la riforma una volta approvata definitivamente“, verificando se le nuove norme, pur mirate a “rafforzare l’efficienza amministrativa”, risultino compatibili con gli obblighi di controllo e responsabilità previsti dal diritto UE.
Verso lo stop ai pagamenti?
La Commissione ha avvertito che, in caso di “indebolimento del sistema di vigilanza o di incompatibilità con le regole europee“, potrà rivedere il rating del PNRR italiano, sospendendo i pagamenti fino al superamento delle criticità, imporre rettifiche finanziarie nell’ambito della gestione concorrente dei fondi strutturali e della Politica agricola comune, attivare indagini e audit tramite l’Ufficio europeo antifrode (OLAF) e la Procura europea (EPPO) e, infine, ricorrere al meccanismo di condizionalità sullo Stato di diritto, se la riforma dovesse compromettere la tutela del bilancio UE. Strumento, quest’ultimo, sempre più mitologico dato che continua a non essere impiegato nonostante le tante azioni deprecabili messe in atto tra i 27 Paesi Ue.
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