15 Settembre 2026
Sardegna

Riciclo della plastica, la Gen Z ci crede ma sbaglia: i 10 errori più comuni

Hanno la sensibilità ambientale più spiccata di qualsiasi generazione precedente, eppure anche loro sbagliano. La Generazione Z , quella cresciuta con la crisi climatica come sfondo permanente , fa la raccolta differenziata in massa: 9 su 10, secondo un’indagine di Skuola.net realizzata con Corepla, il Consorzio nazionale per il riciclo degli imballaggi in plastica. Ma solo il 25% si sente davvero competente in materia, e 1 su 5 ammette di non avere informazioni sufficienti per differenziare correttamente.

Il risultato è un paradosso tutto italiano: tanta buona volontà, molti bidoni gialli, e una serie di errori sistematici che rischiano di vanificare lo sforzo collettivo. Corepla ha stilato il decalogo degli scivoloni più frequenti.

Imballaggi sì, tutto il resto no.

Il primo e più comune errore è credere che qualsiasi oggetto in plastica possa finire nel bidone giallo. La raccolta differenziata riguarda esclusivamente gli imballaggi , bottiglie, flaconi, vaschette, contenitori. Giocattoli, pennarelli, utensili da cucina e bacinelle non ci entrano. Se non è un imballaggio, non va nella plastica.

Altrettanto diffusa è l’abitudine di lavare accuratamente i contenitori prima di conferirli. Un gesto inutile e controproducente: sciacquare flaconi e vaschette è uno spreco di acqua ed energia. Basta svuotarli il più possibile dai residui. Al lavaggio completo ci pensano gli impianti di riciclo.

La classica pallina di plastica , quella bottiglia accartocciata a mo’ di palla che in molti pensano sia la forma corretta , è in realtà uno degli errori più frequenti. I macchinari di smistamento faticano a riconoscere le bottiglie compresse in quel modo. La procedura corretta è appiattirle longitudinalmente, come un foglio di carta: si riduce il volume e si facilita il riconoscimento sul nastro trasportatore. E il tappo? Va lasciato sulla bottiglia dopo averla schiacciata. Essendo molto piccolo, se separato crea problemi al processo di selezione: gli impianti sanno già come distinguere e valorizzare i due materiali diversi.

Un altro errore da evitare è infilare imballaggi uno dentro l’altro per risparmiare spazio. Riempire una bottiglia tagliata con altri rifiuti di plastica manda in tilt i lettori ottici degli impianti. Gli imballaggi vanno conferiti sempre singolarmente.

Polistirolo, codici e linguette: i misteri del bidone giallo.

Quasi 4 giovani su 10 non sanno dove buttare il polistirolo, convinti che non sia riciclabile. La risposta è semplice: va nel bidone della plastica. Le vaschette in polistirolo , quelle della carne, del gelato, le protezioni degli elettrodomestici , sono imballaggi a tutti gli effetti.

Analogo equivoco riguarda il famigerato codice 7, o la sigla “altre plastiche”: molti lo interpretano come un segnale di non riciclabilità e buttano l’imballaggio nell’indifferenziata. Errore: quel codice identifica il tipo di polimero, non la sua riciclabilità. La regola d’oro è una sola , tutti gli imballaggi in plastica, qualunque sia il numero o la sigla impressa, vanno nella raccolta differenziata.

Quanto al vasetto dello yogurt, il coperchio va staccato dal corpo principale prima di conferirlo. Se è in alluminio , si riconosce perché rimane piegato quando lo si accartoccia , va nella raccolta dei metalli. Se è in plastica , tende a tornare alla forma originaria , va anch’esso nella plastica, ma sempre separato dal vasetto.

Etichette e poliaccoppiati: quando leggere fa la differenza.

Le normali etichette parziali possono restare attaccate alla bottiglia, perché vengono eliminate durante il lavaggio industriale. Diverso è il caso delle cosiddette sleeves, le coperture totali riconoscibili dalla linea tratteggiata sul lato e dal simbolo delle forbici: vanno rimosse interamente e conferite separatamente nella plastica, altrimenti ingannano i lettori ottici degli impianti.

Infine, il capitolo dei poliaccoppiati: pacchetti di patatine, buste del caffè sottovuoto, bustine per animali , spesso plastica con un’anima in alluminio. Il 40% dei giovani non sa come comportarsi. La risposta è nell’etichetta ambientale, obbligatoria per legge dal 2023: se compare una sigla come C/LDPE 90, C/PP 90 o C/PET 90, la plastica prevale e l’intero pacchetto va nel bidone giallo.