17 Maggio 2026
Sardegna

Ricci di mare in Sardegna: la Regione proroga la pesca mentre la specie scompare

C’è una specie che sta scomparendo dai mari della Sardegna. Si chiama Paracentrotus lividus, riccio di mare comune, e la sua progressiva rarefazione è documentata e denunciata da anni dalle istituzioni scientifiche. Eppure, con il decreto n. 19 del 30 aprile 2026, l’assessorato all’Agricoltura della Regione autonoma della Sardegna ha deciso di prorogare la stagione di pesca fino al 16 maggio 2026.

La giustificazione: il ciclone e l’inverno rigido.

La motivazione ufficiale è disarmante nella sua semplicità. La proroga sarebbe necessaria perché «nel corso del 2026 le giornate effettive di pesca sono state drasticamente ridotte a causa delle avverse condizioni meteomarine, del ciclone Harry e di un inverno particolarmente rigido». In altri termini: qualche giornata di maltempo e una stagione invernale nella norma vengono addotte come ragioni sufficienti per allungare il prelievo di una specie già in crisi, su richiesta delle associazioni di categoria.

Una logica che, agli occhi di ambientalisti e scienziati, appare non solo discutibile ma apertamente contraddittoria con qualsiasi principio di gestione sostenibile delle risorse marine.

Una storia di decisioni sbagliate.

Non è la prima volta. Nel 2023 la Regione aveva già sospeso una moratoria sulla pesca dei ricci appena decisa, in quella che molti osservatori avevano definito una resa alla pressione politica e clientelare. Un precedente che rende la proroga del 2026 ancora più difficile da giustificare, soprattutto alla luce di quanto emerso nel frattempo sulle coste del Sinis: la magistratura e la polizia giudiziaria hanno portato alla luce un’operazione di pesca illegale da circa 70mila esemplari, una rapina in piena regola ai danni di un ecosistema già fragile.

Nonostante questo, la pesca continua. E con essa, le vendite illecite di polpa di riccio, ancora presenti in varie forme in diversi centri dell’isola, Cagliari in testa.

Qualcosa, però, sta cambiando.

In questo scenario sconfortante, un segnale positivo arriva dal basso. Sempre più ristoratori sardi hanno scelto di togliere dai propri menù i piatti a base di riccio di mare. E sempre più consumatori, prendendo consapevolezza della situazione, hanno deciso di non ordinarlo più.

Una risposta culturale e civica che il decreto regionale sembra ignorare del tutto. “Mentre le istituzioni scientifiche descrivono una situazione sempre più disastrosa – precisano dal Gruppo di Intervento Giuridico -, la Regione guarda dall’altra parte e firma proroghe”.