15 Luglio 2026
Europa

Regolatori Ue di media e piattaforme digitali, Bruxelles respinge le critiche sulla proliferazione.

Il numero crescente di autorità europee e nazionali che vigilano sui media e sulle piattaforme digitali continua a suscitare polemiche. Alcuni eurodeputati del gruppo PfE hanno sollevato dubbi sulla moltiplicazione di enti come il European Board for Media Services, l’Osservatorio europeo dell’audiovisivo, l’Agenzia Ue per la cybersicurezza, il Body of European Regulators for Electronic Communications e l’European Digital Media Observatory. Secondo i firmatari dell’interrogazione, questa proliferazione rischia di confondere i cittadini e di aumentare i costi a carico dei contribuenti, soprattutto alla luce dell’espansione della task force della Commissione dedicata al Digital Services Act, che passerà da 100 a 200 membri.

Nella sua risposta la vicepresidente Henna Virkkunen ha difeso la strategia di Bruxelles. “La Commissione, ha spiegato, è impegnata a garantire l’applicazione uniforme delle regole e a comunicare in modo chiaro i meriti delle leggi europee, favorendo al tempo stesso la cooperazione tra le autorità competenti. Per questo è in corso un “fitness check digitale” che mira a verificare la coerenza e l’impatto complessivo delle normative, nell’ambito di un più ampio programma di semplificazione regolatoria”.

Virkkunen ha inoltre precisato che i costi legati all’aumento del personale incaricato di monitorare il Digital Services Act non peseranno sul bilancio Ue, ma saranno interamente coperti dalle tariffe di vigilanza applicate alle grandi piattaforme online e ai motori di ricerca. Quanto all’ipotesi di ridurre il numero di agenzie, la Commissione non intende procedere in questa direzione, ricordando che questi organismi sono stati istituiti dai co-legislatori con atti normativi recenti. Tuttavia, ha aggiunto, il loro valore sarà “rivalutato nelle periodiche verifiche previste dalla legislazione”.

Foto di Thomas Ulrich da Pixabay.com