7 Marzo 2026
Erasmus+Europa

Regioni e città all’Ue, Comitato regioni: “Serve più impegno su partecipazione giovanile”.

Rafforzare le politiche europee per i giovani, garantire una maggiore tutela nel mondo digitale e riconoscere il ruolo della cultura come motore di coesione sociale. Sono le richieste emerse dal confronto tra i rappresentanti locali e regionali e il commissario europeo per l’Equità intergenerazionale, la Gioventù, la Cultura e lo Sport, Glenn Micallef, durante la riunione della commissione SEDEC del Comitato europeo delle Regioni.

Al centro del dibattito, svoltosi il 2 febbraio, la necessità di rendere più incisive le misure contro il cyberbullismo, di rafforzare la dimensione giovanile del programma Erasmus+ e di valorizzare la nuova iniziativa “Culture Compass”, oltre agli aspetti culturali della proposta AgoraEU per il periodo 2028-2034.

I leader territoriali hanno sottolineato come partecipazione giovanile e cultura siano elementi chiave per un’Unione più inclusiva e coesa, invitando le istituzioni europee a valutare sistematicamente l’impatto di lungo periodo delle politiche attuali. È stato inoltre chiesto un controllo più rigoroso delle norme esistenti per la sicurezza online di bambini e ragazzi.

Erasmus+ e bilancio Ue 2028-2034.

La commissione SEDEC ha approvato un progetto di parere sul prossimo programma Erasmus+, chiedendo un accesso più ampio per tutti gli studenti europei, una sezione dedicata allo sport e un pieno coinvolgimento di regioni e città nella governance. “L’Erasmus+ è un pilastro dell’identità europea – ha affermato il relatore Roberto Pella, sindaco di Valdengo –. Investirvi significa costruire un’Unione più competitiva e vicina ai giovani”.

Peccato, però, rilevare l’approccio poco sostanziale del Comitato che, nell’occasione, ha perso l’opportunità di evidenziare i crescenti problemi di accesso e opacità al programma Erasmus+ da parte delle organizzazioni giovanili e comitati meno strutturati, ricordando che l’Erasmus+, ormai, è non solo un programma mirato a sostenere il soft power europeo (piuttosto che l’inclusione dei giovani) e le organizzazione strutturate, ma anche l’ennesima “buona pratica Ue” per l’esclusione delle proposte critiche verso il fasullo ed edulcorato “mondo europeo”.

Maggiore tutela dei minori nel digitale.

Un altro parere adottato riguarda la protezione dei minori online. I membri SEDEC hanno sollecitato un’azione coordinata tra Ue e Stati membri per rafforzare la responsabilità delle piattaforme, introdurre sistemi efficaci di verifica dell’età e regole più chiare per pubblicità e influencer, pur evitando divieti generalizzati. “La transizione digitale deve funzionare a favore dei bambini, non contro di loro”, ha sottolineato la relatrice Heike Raab.