15 Aprile 2026
Politica

Regione Sardegna, prosegue il valzer delle poltrone: fuori Motzo, dentro Cocco

C’è una costante nella politica regionale sarda che attraversa giunte, legislature e colori politici con la longevità di una graminacea: la passione irresistibile per il rimpasto. Non importa chi governa, non importa con quale mandato sia stato eletto, non importa quale emergenza stia attraversando l’isola. Prima o poi arriva il momento in cui qualcuno deve spostarsi, qualcun altro deve accomodarsi, e tutto deve tornare in perfetto equilibrio, almeno fino al prossimo rimpasto.

L’ultima vittima sacrificale sull’altare degli equilibri interni è Maria Elena Motzo, ormai ex assessora agli Affari generali. Al suo posto arriva Sebastian Cocco, capogruppo di Uniti con Todde. Una promozione che dice tutto e non dice niente: dice tutto sulle dinamiche interne alla maggioranza, non dice niente su quale visione politica dovrebbe animare il governo dell’isola nei prossimi mesi.

Il conto dei rimpiazzati.

Motzo non è la prima e quasi certamente non sarà l’ultima. Prima di lei avevano già lasciato l’Esecutivo i titolari della Sanità e dell’Agricoltura (rispettivamente Armando Bartolazzi, aka “Rombo di tuono” della sanità sarda, e Gian Franco Satta). Tre assessori cambiati nel giro di due anni esatti: in qualsiasi azienda privata si parlerebbe di crisi di management. In politica regionale si chiama “fisiologia di governo”.

Il problema non è il cambio in sé. I rimpasti esistono, sono legittimi, a volte necessari. Il problema è il pattern che emerge quando li si guarda tutti insieme: ogni avvicendamento risponde a una logica interna di bilanciamento tra correnti, liste e sensibilità della coalizione, non a una valutazione dell’efficacia dell’azione di governo. Si entra in Giunta non perché si è i migliori per quel ruolo (ci mancherebbe altro!), si esce non perché si è fallito in quel ruolo. Si entra e si esce perché qualcosa nell’equilibrio si è spostato e va riaggiustato.

La continuità che nessuno rivendica.

La presidente Todde era arrivata con la promessa di un “cambio di passo”, di una discontinuità rispetto alle “rovine del passato”, proponendo un nuovo corso fatto di “programmazione e competenze”. A distanza di 24 mesi, quella discontinuità fatica a mostrarsi nei fatti.

Nel frattempo la Sardegna ha qualche altro pensiero per la testa. La sanità pubblica continua a arrancare, con liste d’attesa che trasformano il diritto alla cura in un privilegio per chi può permettersi il privato. Lo spopolamento dei paesi dell’interno non si arresta e ci si appresta a incasinare, dopo la governance sanitaria, anche il paradigma del trasporto aereo regionale.

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