Regionali Sardegna 2024, la Corte dei Conti promuove tutti: nessuna sanzione per i partiti
Nessun partito sanzionato, nessuna irregolarità formalmente accertata. Il Collegio della Corte dei Conti incaricato di controllare le spese elettorali per le regionali sarde del 25 febbraio 2024 ha chiuso i lavori con una promozione collettiva. Ma a leggere con attenzione il provvedimento approvato lo scorso 24 febbraio 2025, firmata dalla presidente Susanna Loi e dai consiglieri Tommaso Parisi e Valeria Mistretta, il percorso verso quella promozione è stato tutt’altro che lineare.
Fatture emesse fuori dai termini previsti dalla legge, rendiconti corretti in corso d’opera, discrasie tra le cifre dichiarate e quelle effettivamente documentate: il quadro che emerge dall’esame puntuale dei 25 soggetti politici controllati racconta una gestione amministrativa della campagna elettorale non sempre perfetta e puntuale.
Il quadro normativo: tetto di spesa e obbligo di rendiconto.
Prima di entrare nel dettaglio dei singoli casi, vale la pena ricordare le regole del gioco. La legge regionale sarda del 1994 stabilisce un tetto massimo di spesa per ciascuna lista pari a 10 centesimi di euro per ogni abitante delle circoscrizioni in cui la lista è presente. Il limite complessivo ammissibile per questa tornata era di 157.502,80 euro. Nessun partito lo ha superato.
Tutti i soggetti politici avevano l’obbligo di depositare il proprio rendiconto entro 45 giorni dall’insediamento del Consiglio regionale, avvenuto il 9 aprile 2024, con scadenza quindi al 25 maggio 2024. Non tutti hanno rispettato questa finestra. Il Collegio, però, ha ritenuto il termine di carattere non perentorio ma ordinatorio: chi era in ritardo ha ricevuto una formale diffida con un nuovo termine, che tutti hanno poi rispettato.
I casi più spinosi.
Il caso più articolato è quello del Movimento 5 Stelle, che ha presentato due rendiconti separati: uno dell’Associazione M5S (firmato da Giuseppe Conte per 68.260 euro) e uno del Comitato elettorale del M5S (depositato dal Sen. Ettore Antonio Licheri per 90.670,01 euro di entrate e 90.629,98 di uscite).
Il Collegio ha dovuto avviare un’attività istruttoria per chiarire la natura e la legittimità delle spese dichiarate dal Comitato, che aveva ricevuto finanziamenti da altri partiti della coalizione. Alcune fatture erano intestate in modo impreciso o riguardavano servizi il cui collegamento con la campagna elettorale era, almeno in prima battuta, non evidente, tra cui la locazione di un immobile inizialmente affittato dalla stessa candidata presidente Alessandra Todde. A seguito dei chiarimenti forniti, il Collegio ha ritenuto le spiegazioni sufficienti e non ha formulato osservazioni. Resta però il fatto che l’intera operazione contabile ha richiesto un’interlocuzione approfondita.
Movimento Progetto Sardegna: 39mila euro di spese ricondotte al candidato presidente.
La lista di Renato Soru è quella che ha sollevato le questioni più concrete in termini di correttezza della rendicontazione. Il rendiconto originario esponeva spese per 161.888,37 euro. Dopo l’istruttoria, è emerso che sette delle nove fatture contestate, per un totale di 39.426,40 euro, erano relative a spese sostenute a beneficio del candidato alla presidenza della Regione Renato Soru, non della lista. Sono state quindi espunte dal conteggio. Il totale delle spese effettivamente attribuibili alla lista è sceso a 121.961,96 euro. Una correzione sostanziale, anche se contenuta entro i limiti di ammissibilità. Il Collegio, pur prendendo atto della rettifica, non ha formulato sanzioni.
Fratelli d’Italia: discrasie nei numeri, rendiconto corretto.
Anche il rendiconto della lista FdI-Alleanza Nazionale ha richiesto un’integrazione istruttoria. Il documento originario presentava discrasie nel totale delle fonti di finanziamento (libere contribuzioni per 142.940 euro nel primo invio, poi rettificate a 300.508,17 euro di finanziamenti complessivi) e nelle spese (da 154.690,19 a 154.324,19 euro). A seguito dei chiarimenti richiesti, la rappresentante legale regionale ha depositato un rendiconto corretto, che il Collegio ha ritenuto conforme alla normativa.
Riformatori Sardi: il rendiconto presentato due volte.
Anche la lista dei Riformatori Sardi ha dovuto correggere il proprio rendiconto dopo la nota istruttoria del Collegio. Il primo documento esponeva entrate per 19.333,20 euro e spese per 13.865,79. Nel secondo, le spese sono salite a 15.502,55 euro, con l’aggiunta di alcune fatture inizialmente non conteggiate. Una delle voci che aveva sollevato perplessità riguardava spese per i “santini” dei singoli candidati, inizialmente imputate erroneamente alla lista e poi espunte.
Partito Sardo d’Azione: fatture estranee inserite nel rendiconto.
Il PSd’Az ha presentato il rendiconto in ritardo rispetto alla scadenza ordinaria, ma nei termini assegnati dal Collegio. Nel corso dell’istruttoria è emerso che il documento originario conteneva fatture non pertinenti alla campagna elettorale regionale. Il partito ha prodotto una dichiarazione in cui ne riconosceva l’inserimento per errore e ha trasmesso un rendiconto aggiornato, con spese ridotte a 886,90 euro.
PSI: firma illeggibile al primo tentativo.
Una nota di colore burocratica riguarda il Partito Socialista Italiano Comitato Regionale della Sardegna: il rendiconto originario è stato presentato con una sottoscrizione illeggibile e senza documento d’identità del firmatario. Il Collegio ha dovuto richiedere un secondo documento, stavolta firmato in modo identificabile dal segretario regionale Gianfranco Lecca. La sostanza dei conti: spese per 11.410 euro, tutte regolari.
Il nodo ricorrente: le fatture “fuori tempo”.
Una criticità trasversale a quasi tutti i rendiconti esaminati riguarda la presenza di fatture emesse o saldate al di fuori dell’arco temporale ufficiale della campagna elettorale, che la legge individua tra la data di convocazione dei comizi (14 dicembre 2023) e il giorno precedente le elezioni (24 febbraio 2024).
Il Collegio ha sistematicamente ritenuto tali fatture comunque riferibili alla campagna, applicando un principio di flessibilità basato sulla prassi della fatturazione differita, ammessa dalla normativa fiscale. Una posizione comprensibile sotto il profilo pratico, ma che apre una zona grigia: il termine temporale previsto dalla legge finisce per avere una portata limitata, almeno nelle valutazioni del Collegio.
Il verdetto finale: nessuna sanzione, ma il sistema funziona?
Alla chiusura dei controlli, il bilancio è netto: dall’esame dei consuntivi non sono emerse situazioni tali da determinare l’applicazione di sanzioni. Nessun partito ha superato il tetto di spesa. Tutti hanno alla fine presentato la documentazione richiesta.
Eppure la lettura del referto restituisce un’immagine di sistema ancora fragile sul piano della trasparenza spontanea: molti soggetti hanno dovuto correggere i propri conti dopo sollecitazione, alcuni hanno inserito spese non pertinenti, altri hanno presentato documenti incompleti o non firmati correttamente. Il Collegio ha fatto il suo lavoro di verifica e correzione. Ma la domanda rimane aperta: senza quel lavoro, cosa sarebbe rimasto nei rendiconti?
