Referendum sulla giustizia: mancano 90 minuti alla chiusura delle urne. L’Italia (e la magistratura) col fiato sospeso
Il conto alla rovescia è iniziato. Mancano appena novanta minuti alla chiusura dei seggi e l’Italia trattiene il respiro in attesa di un verdetto che potrebbe ridisegnare in profondità il volto della giustizia nel Paese. Da una parte il Sì, che aprirebbe la strada a una riforma strutturale dell’ordinamento giudiziario. Dall’altra il No, che sceglierebbe di conservare l’assetto attuale.
La tensione è palpabile. Nei seggi, l’affluenza ha confermato (stando al dato delle 23 di domenica) una bella notizia in termini di partecipazione.
Da un lato c’è chi ritiene che il sistema giudiziario italiano abbia bisogno di una svolta radicale, separazione delle carriere, riforma del CSM, responsabilità civile dei magistrati, riduzione dei tempi processuali, e vede nel Sì l’unica via per spezzare un equilibrio di potere che dura da decenni. Dall’altro chi considera le riforme proposte un attacco all’indipendenza della magistratura, della Costituzione e un indebolimento dei contrappesi democratici.
Ma al di là del risultato che andrà a delinersi nelle prossime ore, il dibattito sul referendum sulla giustizia ha confermato l’immaturità della democrazia italiana, incapace – specialmente dalle parti della classe dirigente – di andare oltre il terreno dello scontro politico.
Tra novanta minuti si aprirà, dunque, il conteggio dei voti e l’Italia scoprirà se ha scelto il cambiamento o la continuità, la riforma o la conservazione. Se ha deciso di riscrivere le regole della giustizia o di lasciare tutto com’è.
