Referendum sulla giustizia, Conte accusa: “La maggioranza lo ha politicizzato”
Giuseppe Conte si presenta ai microfoni di Sky TG24 con il piglio del giurista indignato e lancia la sua accusa: “Questo referendum è stato politicizzato sin dall’inizio dalla maggioranza”. Una denuncia nel merito che, pronunciata dal leader del Movimento 5 Stelle, ha il piccolo difetto di ignorare completamente cosa stia facendo l’opposizione in questi stessi giorni.
Perché mentre Conte denuncia la strumentalizzazione altrui, la sua parte politica, insieme a Pd, AVS e vari compagni di viaggio, sta percorrendo i gazebo d’Italia agitando lo spauracchio dell’attacco alla Costituzione, dell’indipendenza della magistratura in pericolo, della democrazia sull’orlo del baratro. Il tutto per convincere gli italiani a votare No che è, a tutti gli effetti, una posizione politica. Spacciata, però, per difesa di un principio superiore e neutrale.
La politicizzazione è fatta sempre dagli altri.
Il meccanismo argomentativo di Conte è collaudato e trasversale: la strumentalizzazione è sempre dell’avversario, mai propria. Il centrodestra politicizza il referendum perché “vuole soggiogare la magistratura”; l’opposizione invece difende i valori fondanti della Repubblica. Peccato che anche scegliere di fare campagna per il No, costruire narrative sull’assalto allo Stato di diritto e mobilitare l’elettorato in chiave anti-governativa sia, per definizione, fare politica con un referendum.
Lo spauracchio costituzionale come arma politica.
C’è un punto che Conte, come buona parte dell’opposizione, tende a sorvolare con eleganza: agitare continuamente il fantasma dell’attacco alla Costituzione è una delle più classiche operazioni di politicizzazione di un referendum. Trasformare un voto su norme tecniche in una scelta esistenziale tra democrazia e autoritarismo è esattamente ciò che si chiama strumentalizzazione, indipendentemente da chi lo fa e con quali intenzioni.
Il risultato è che il dibattito sul referendum sulla giustizia, che riguarda questioni concrete e serie come il sistema di elezione del Consiglio Superiore della Magistratura e la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, viene schiacciato tra due narrazioni speculari: quella del governo che dipinge la magistratura come una corporazione da ridimensionare, e quella dell’opposizione che dipinge qualsiasi riforma come un attentato alla democrazia. Insomma, la politica italiana non ha rispetto dei cittadini. Non esprime alcuna difesa per la difesa di uno spazio di critica e analisi nel merito della questione, preferendo (il livello è basso) buttarla sempre “in caciara”, anche di fronte a temi delicati come quello della giustizia.
In questo scenario, la coerenza resta un optional per tutti. Conte denuncia la politicizzazione del referendum in una dichiarazione politica, rilasciata in un’intervista televisiva, a margine di una campagna referendaria. La quadratura del cerchio, almeno su questo, è riuscita a tutti.
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