Referendum giustizia, parlano i sostenitori del “no”: “Questa riforma indebolisce i cittadini, non i problemi veri”.
La riforma della giustizia “non rafforza i cittadini, ma indebolisce i loro diritti”. Nel pieno del confronto sul referendum, il fronte del “no” alza i toni e accusa il progetto del governo di voler mettere sotto tutela politica l’autonomia dei magistrati. La separazione delle carriere e la creazione di due Csm, sostengono, non renderebbe i giudici più indipendenti, ma aprirebbe la strada a un controllo indiretto della politica e a un aumento dei costi a carico dei contribuenti. Ne parliamo con uno dei promotori del comitato per il “no”.
Perché vi opponete alla riforma della giustizia?
“Perché viene presentata come una riforma pensata per i cittadini, ma in realtà non risolve nessuno dei problemi concreti della giustizia. Ci dicono che servirà a rendere il giudice più indipendente dal pubblico ministero, ma questo non corrisponde alla realtà dei fatti”.
In che senso il giudice non sarebbe già indipendente?
“Oggi il giudice decide in modo autonomo: le statistiche mostrano che in quasi la metà dei casi dà torto al pubblico ministero, assolvendo quando l’accusa chiede la condanna o viceversa. Se fosse davvero succube del pm, questo non accadrebbe. L’idea che basti creare due Csm separati per rendere il giudice più libero è un’illusione”.
I promotori sostengono che il problema è nella fase delle indagini preliminari.
“Anche qui non esistono dati ufficiali che dimostrino un appiattimento del Gip sulle richieste dell’accusa. E comunque, se un giudice lavora male, continuerà a farlo anche con un nuovo assetto istituzionale. La riforma non rafforza i controlli sul pm, semmai ne amplia il potere”.
Qual è il rischio principale secondo voi?
“L’indebolimento dell’autonomia della magistratura. La nostra Costituzione si fonda sulla separazione dei poteri: i giudici devono essere liberi di controllare Parlamento e Governo. Se la politica entra nel loro autogoverno, quella libertà viene compromessa e con essa la tutela dei cittadini”.
Cosa non vi convince del nuovo sistema dei due Csm?
“Innanzitutto i costi: si duplicano le strutture e si triplicano le spese con l’Alta Corte disciplinare, decine di milioni in più pagati con le tasse dei cittadini. Inoltre i componenti togati verrebbero sorteggiati a caso, senza valutare competenze, mentre la parte politica sarebbe scelta con un sorteggio pilotato. È un meccanismo che rafforza il controllo della politica sulla magistratura”.
E sull’Alta Corte disciplinare?
“È uno dei punti più gravi. Si crea un giudice speciale, vietato dalla Costituzione, e si toglie ai magistrati il diritto – che hanno tutti i cittadini – di ricorrere in Cassazione contro una sanzione ingiusta. Le decisioni verrebbero impugnate davanti allo stesso organo che le ha emesse: una farsa”.
I sostenitori del sì parlano di maggiore responsabilità dei giudici...
“Ma la riforma non interviene affatto sulla responsabilità per gli errori. Non c’è una riga su questo tema, che interessa davvero i cittadini. L’obiettivo non è migliorare la giustizia, ma modificare gli equilibri tra i poteri dello Stato”.
Qual è la vostra visione del ruolo del pubblico ministero?
“Il pm deve essere imparziale durante le indagini, perché ha un potere enorme sulla reputazione delle persone. Trasformarlo in una parte “di parte” fin dall’inizio significa spingerlo a cercare la condanna a qualunque costo, non la verità”.
In conclusione, cosa rappresenta per voi questo referendum?
“Una scelta tra due modelli: una giustizia autonoma, capace di tutelare i cittadini dagli abusi del potere, oppure una magistratura indebolita e più vicina alla politica. Votare no significa difendere l’indipendenza dei giudici e i diritti di tutti”.
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