7 Marzo 2026
PoliticaSardegna

Referendum giustizia, le ragioni del “sì”: “Terzietà del giudice e fine del potere delle correnti”.

La riforma della giustizia non toglie indipendenza ai magistrati, ma restituisce terzietà ai giudici e spezza il potere delle correnti. A rimarcarlo, nel dibattito sul referendum, è il fronte del “sì” che rivendica un intervento definito storico, capace di allineare l’Italia ai modelli delle democrazie liberali e di superare un sistema che – a loro dire – ha trasformato il Csm in un “parlamentino” dominato da logiche di appartenenza.

Separazione delle carriere, sorteggio dei componenti degli organi di autogoverno e nuova Corte disciplinare sono, per i sostenitori, strumenti indispensabili per rendere il processo più equilibrato e credibile. Ne parliamo con uno dei promotori del “sì”, che spiega perché la riforma non sarebbe un attacco alla magistratura, ma una garanzia per i cittadini.

Perché questa riforma viene considerata necessaria?
“Perché rafforza l’equilibrio tra i poteri dello Stato e allinea l’Italia ai modelli delle democrazie liberali. La separazione delle carriere è la regola in gran parte dei Paesi europei e non indebolisce la magistratura, ma distingue con chiarezza i ruoli di chi accusa e di chi giudica”.

I contrari temono un controllo politico sul pubblico ministero.
“È un timore infondato. Il pm resterà pienamente autonomo e indipendente, sottoposto solo alla Costituzione e alla legge. Restano intatti l’obbligatorietà dell’azione penale e l’obbligo di raccogliere prove anche a favore dell’indagato. Non c’è alcuna subordinazione all’esecutivo”.

Qual è allora il senso della separazione delle carriere?
“Garantire un giudice realmente terzo. Finché giudici e pm condividono lo stesso organo di autogoverno e la stessa progressione professionale, il rischio di una “colleganza” interna rimane. La riforma libera il giudice non solo da pressioni esterne, ma anche da condizionamenti interni”.

Perché intervenire sul Csm con il sorteggio?
“Per spezzare il dominio delle correnti. Il sistema elettivo ha trasformato il Csm in un parlamentino dominato da logiche di appartenenza. Le riforme degli ultimi anni non hanno cambiato nulla: il sorteggio è l’unico strumento capace di riportare al centro il merito”.

Non si rischia di affidare incarichi delicati a persone non preparate?
“No. Tutti i magistrati hanno superato un concorso severo e conoscono l’ordinamento giudiziario. Inoltre il sorteggio potrà essere “temperato” dalla legge con requisiti di esperienza e professionalità. Già oggi molte funzioni pubbliche si basano su meccanismi analoghi”.

Come funzionerà l’Alta Corte disciplinare?
“Sarà un organo terzo rispetto ai Csm, composto in maggioranza da magistrati con lunga esperienza. L’obiettivo è evitare una giustizia “domestica” in cui i giudici vengono valutati da colleghi legati alle stesse correnti. Il sorteggio garantirà indipendenza reale”.

I critici parlano di aumento dei costi.
“È un argomento populista. La spesa per la giustizia incide per poco più dell’1% sul bilancio dello Stato e l’incremento sarebbe di pochi milioni. In cambio avremmo meno azioni penali azzardate, meno misure cautelari infondate e processi più efficienti”.

Questa riforma risolve i problemi concreti dei tribunali?
“È una riforma di sistema: crea una cornice nuova che avrà effetti immediati sull’efficienza. Un giudice più terzo e un pm più responsabilizzato porteranno a un miglior filtro delle accuse e a decisioni di qualità superiore”.

Cosa risponde a chi la definisce un attacco alla magistratura?
“Che è l’esatto contrario. Non tocca l’indipendenza dei magistrati, ma restituisce credibilità alla giurisdizione e fiducia ai cittadini. È una riforma liberale, attesa da trent’anni, fatta nell’interesse di tutti”.

foto WilliamCho da pixabay.com