8 Maggio 2026
EuropaPolitica

Recovery Fund, la Commissione cerca di difendersi: “Pagamenti legati ai risultati e controlli efficaci”.

La Commissione europea respinge le critiche sulla mancanza di controlli efficaci nell’erogazione dei fondi del Recovery and Resilience Facility (RRF), sottolineando che lo strumento è stato concepito fin dall’inizio come performance-based, cioè legato ai risultati raggiunti dai Paesi membri e non alle spese effettivamente sostenute. Resta però la domanda: chi ha realmente visto, per esempio in Italia, cambiamenti di sostanza dopo i 122 miliardi già arrivati da Bruxelles?

Non solo. In più occasioni la Corte dei conti europea ha sollevato il tema di possibili abusi e della sproporzione tra i costi stimati e le spese effettive, senza che ciò impedisse agli Stati membri di ricevere l’intero finanziamento.

Nella risposta ufficiale, il vice presidente della Commissione, Raffaele Fitto, ha affermato che Bruxelles valuta i Piani nazionali di ripresa (RRP) sulla base della plausibilità e ragionevolezza delle stime, verificando che non vi siano sovrapposizioni con altri fondi UE. “Non esiste un obbligo legale per la Commissione di monitorare se i versamenti superino i costi effettivi – ha spiegato –. La responsabilità primaria resta agli Stati membri, incaricati di prevenire e correggere frodi, conflitti d’interesse e doppi finanziamenti”.

Secondo Fitto, il controllo europeo si concentra sulla qualità dei sistemi nazionali: la Commissione effettua audit e può ridurre o recuperare i fondi in caso di irregolarità gravi non corrette dalle autorità locali. Finora non è mai stato applicato il meccanismo di condizionalità sullo Stato di diritto nei confronti dei Paesi membri, e restano dubbi sulla reale possibilità di avviare procedure di recupero delle somme del RRF.

Per aumentare la trasparenza, Bruxelles ha inoltre pubblicato i dati sui 100 maggiori beneficiari del RRF e, su richiesta del Parlamento europeo, ha chiesto agli Stati membri di fornire l’elenco completo dei primi cento destinatari finali, trasmettendolo alla Commissione Controllo di Bilancio. Sulla leggibilità di tale banca dati, solo per fare l’esempio del caso italiano, stendiamo un velo pietoso.

L’esecutivo comunitario ribadisce dunque la sua linea: “Il Recovery Fund non è un rimborso spese, ma uno strumento per stimolare riforme e investimenti capaci di produrre valore aggiunto europeo”.

foto Benoit Bourgeois Copyright: © European Union 2014 – EP