Europa

Raffinerie georgiane, Parlamento europeo: “Aggirate sanzioni Ue sul petrolio russo”.

Mentre le sanzioni europee e gli attacchi ucraini hanno ridotto di circa il 40% la capacità di raffinazione russa, secondo stime del Washington Post, emergono nuovi timori che Mosca stia utilizzando la Georgia come via alternativa per continuare a esportare petrolio e finanziare lo sforzo bellico.

Il 21 ottobre l’agenzia Reuters ha rivelato che la compagnia privata russa Russneft ha consegnato il primo carico di greggio alla nuova raffineria di Kulevi, sulla costa georgiana del Mar Nero. L’impianto, entrato in funzione a ottobre, prevede di aumentare la produzione da 1,2 a 4 milioni di tonnellate annue entro il 2028. Sviluppi che, secondo numerosi eurodeputati, rischiano di trasformare l’infrastruttura georgiana in uno strumento per aggirare le restrizioni imposte dall’Unione europea.

In un’interrogazione scritta indirizzata alla Commissione, un ampio gruppo di parlamentari di diversi schieramenti – tra cui Malik Azmani, Petras Auštrevičius, Nathalie Loiseau (Renew), Charlie Weimers e Beatrice Timgren (ECR), Radan Kanev e Krzysztof Brejza (PPE), Raphaël Glucksmann e Thijs Reuten (S&D) – chiede chiarimenti sulle contromisure che Bruxelles intende adottare.

I firmatari domandano in particolare quali strumenti l’esecutivo europeo stia utilizzando per verificare l’effettiva origine del petrolio importato nell’Ue dalla Georgia o attraverso il suo territorio e quali iniziative siano previste per impedire che le rotte di trasporto europee vengano sfruttate per eludere le sanzioni.

Gli eurodeputati sollevano inoltre la possibilità di inserire nella lista nera dell’Ue le entità georgiane – incluse le raffinerie – che dovessero essere coinvolte nella lavorazione di greggio russo con finalità elusive. “Questi sviluppi destano serie preoccupazioni sul fatto che la Georgia possa diventare un anello debole del regime sanzionatorio europeo”, avvertono.

La Commissione europea, dal canto suo, ha ribadito la linea dura contro ogni tentativo di elusione. In una risposta firmata dalla commissaria Albuquerque, Bruxelles ricorda che dal 21 gennaio 2026 è in vigore un nuovo divieto di importazione nell’Ue di prodotti petroliferi raffinati in Paesi terzi a partire da greggio russo.

“Queste sanzioni mirano a massimizzare l’impatto sulla capacità della Russia di condurre e finanziare la sua guerra di aggressione”, sottolinea l’esponente della Commissione von der Leyen, definendo l’applicazione effettiva delle misure e la prevenzione delle triangolazioni una priorità assoluta.

L’esecutivo europeo spiega di monitorare costantemente l’attuazione delle sanzioni da parte degli Stati membri e di aver pubblicato linee guida operative per aiutare imprese e autorità nazionali a rispettare il nuovo divieto. Dal 21 gennaio, gli operatori che importano carburanti raffinati da Paesi terzi – Georgia inclusa – devono esercitare “una due diligence rafforzata” per dimostrare che i prodotti non derivano da petrolio russo.

Bruxelles richiama inoltre lo status di Paese candidato della Georgia, ricordando che ciò comporta aspettative e controlli più stringenti sul suo allineamento all’acquis europeo, comprese la politica estera e di sicurezza comune e le misure restrittive dell’Ue.

Quanto all’ipotesi di inserire nella lista nera europea raffinerie o altre entità georgiane coinvolte nella lavorazione di greggio russo, la Commissione precisa che la decisione spetta al Consiglio dell’Ue e richiede l’unanimità degli Stati membri. Una strada politicamente delicata, ma che diversi parlamentari chiedono di valutare per evitare che un anello debole comprometta l’efficacia dell’intero regime sanzionatorio.

Il caso georgiano riapre così il dibattito sulla tenuta delle restrizioni contro Mosca e sulla necessità di controlli più severi lungo le catene di approvvigionamento energetico, in un contesto in cui la Russia continua a cercare vie alternative per mantenere i flussi di cassa provenienti dall’export di petrolio.

Foto di Mohamed Aly da Pixabay.com