11 Marzo 2026
Sardegna

Raddoppia l’export di pesticidi vietati dall’UE. Il commercio prevale sulla salute e sull’ambiente

L’esportazione di pesticidi vietati dall’Unione Europea ha registrato un aumento allarmante negli ultimi sette anni, secondo una nuova inchiesta condotta dall’unità investigativa di Greenpeace, Unearthed, e dall’organizzazione Public Eye. Nel 2024, l’UE ha autorizzato l’esportazione di prodotti contenenti 75 sostanze chimiche proibite in Europa per i rischi che comportano per la salute e l’ambiente, quasi il doppio rispetto alle 41 sostanze esportate nel 2018.

Non solo le sostanze, ma anche i volumi esportati sono aumentati: lo scorso anno l’UE ha notificato l’intenzione di inviare circa 122 mila tonnellate di pesticidi vietati, più del doppio rispetto a sette anni fa. Tra questi figurano sostanze che causano danni cerebrali nei bambini, infertilità, interferenze endocrine e insetticidi letali per api e fauna selvatica, riconosciuti come minacce globali alla biodiversità e alla sicurezza alimentare.

I pesticidi vietati sono stati esportati in 93 Paesi, di cui 71 a medio o basso reddito, che hanno ricevuto il 58% del totale in peso. Tra i principali destinatari figurano Brasile, Ucraina, Marocco, Malesia, Cina e Argentina. Gli Stati Uniti restano il maggior importatore tra i Paesi ad alto reddito e primo importatore a livello globale.

In Europa, 13 Stati membri partecipano all’export di pesticidi vietati. Germania, Belgio, Spagna, Paesi Bassi e Bulgaria guidano la classifica per volumi, seguiti dall’Italia, sesta. Oltre 40 aziende sono coinvolte, tra cui BASF – maggiore esportatrice per peso – Corteva, Syngenta, Bayer e AlzChem. Nel nostro Paese, sei imprese, tra cui Finchimica e Sipcam Oxon, hanno notificato quasi 7 mila tonnellate di pesticidi contenenti 11 sostanze vietate, tra cui l’erbicida trifluralin, proibito da quasi vent’anni per la sua tossicità e persistenza ambientale, e il parente chimico ethalfluralin.

“È vergognoso e profondamente ipocrita che l’export europeo di pesticidi vietati continui a crescere, soprattutto verso i Paesi più poveri”, denuncia Simona Savini di Greenpeace Italia. “Questi prodotti mettono a rischio la salute dei lavoratori, delle comunità locali e dell’ambiente, mentre le aziende europee continuano a trarne profitto”.

Nonostante le promesse della Commissione Europea, che nel 2018 aveva annunciato misure per porre fine al commercio di sostanze vietate per l’esportazione, la situazione non è cambiata. “La Commissione deve rispettare il suo impegno e introdurre un divieto comunitario”, conclude Savini, evidenziando il paradosso di un commercio in cui i profitti dell’industria chimica prevalgono sulla salute e sull’ambiente.

foto greenpeace