17 Marzo 2026
Europa

Quanti contatti ci sono stati tra il gabinetto von der Leyen e l’industria delle armi?

Da quando si è insediato il nuovo Parlamento Europeo, nel giugno 2024, quante volte i collaboratori più stretti di Ursula von der Leyen hanno incontrato, telefonato o scambiato messaggi con rappresentanti dell’industria degli armamenti? È la domanda che l’eurodeputato indipendente Fabio De Masi ha posto per iscritto alla Commissione europea.

De Masi, nel suo intervento, ha chiesto un elenco preciso e dettagliato, suddiviso per data e oggetto, di tutti i contatti intercorsi tra i vertici del gabinetto della presidente e i rappresentanti dell’industria bellica: riunioni in presenza, videochiamate, telefonate, corrispondenza. Nel mirino dell’eurodeputato dei Non Iscritti sono tre figure chiave: il Capo di gabinetto, il Consigliere digitale e il Consigliere diplomatico di von der Leyen.

Non si tratta di una curiosità: in un momento in cui l’Unione Europea sta varando piani di riarmo da centinaia di miliardi di euro, dal Libro bianco sulla difesa al ReArm Europe, sapere chi parla con chi, e di cosa, è una questione di trasparenza democratica elementare.

La risposta di Ursula: “Guardi il registro”.

La Commissione, probabilmente stizzita dalla richiesta, ha rimandato l’eurodeputato a visionare il registro della trasparenza (ovvero il nuovo porto franco dell’accauntability europea, data la scarsa accessibilità), dove sarebbero pubblicate le informazioni su tutti gli incontri, inclusi i verbali, tenuti dai tre funzionari con i rappresentanti di interessi, tra cui quelli dell’industria degli armamenti.

Quanto alla corrispondenza, la Commissione ammette che i membri del gabinetto hanno scambiato email e altri messaggi con rappresentanti del settore difesa, ma precisa che si tratterebbe principalmente di risposte a inviti, messaggi di congratulazioni o richieste di incontro con la presidente, materiali già condivisi con De Masi attraverso una precedente richiesta di accesso ai documenti.

Quello che la risposta non dice.

La risposta della presidente dell’Esecutivo europeo, sepput formalmente corretta, resta politicamente evasiva. Rimandare al registro della trasparenza non equivale a rispondere alla domanda: De Masi chiedeva un elenco organico, suddiviso per data e oggetto, che consentisse una verifica diretta e immediata dell’intensità e del contenuto dei rapporti tra il gabinetto presidenziale e i lobbisti della difesa.

Il contesto rende la questione tutt’altro che accessoria. Negli ultimi mesi la Commissione ha proposto strumenti finanziari senza precedenti per sostenere la spesa militare europea e sta costruendo un’architettura normativa e finanziaria del valore di centinaia di miliardi. In questo quadro, i canali di accesso privilegiato dell’industria degli armamenti alle stanze più alte del potere europeo diventano una variabile politica rilevante.

foto Aurore Belot Copyright: © European Union 2016 – Source : EP