12 Giugno 2026
Europa

Putin riceve Witkoff al Cremlino: cinque ore di colloqui sulla pace in Ucraina

Vladimir Putin ha ricevuto ieri sera al Cremlino Steve Witkoff, inviato speciale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in quello che si è rivelato un incontro ben più lungo e sostanzioso del previsto. Il colloquio, durato circa cinque ore, ha riunito attorno allo stesso tavolo figure chiave di entrambe le delegazioni, in un faccia a faccia destinato a segnare una tappa significativa nel difficile percorso verso una soluzione negoziata del conflitto ucraino.

Le delegazioni.

Sul fronte russo, al fianco del presidente Putin hanno preso parte ai lavori il consigliere presidenziale Yury Ushakov e Kirill Dmitriev, rappresentante speciale del Cremlino per gli investimenti e la cooperazione economica internazionale, nonché amministratore delegato del Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF). Una composizione che riflette la doppia natura del negoziato: politico-militare da un lato, economico dall’altro.

La delegazione americana si è presentata con una novità di rilievo: accanto a Witkoff ha fatto la sua comparsa Jared Kushner, imprenditore, investitore e fondatore di Affinity Partners, nonché genero del presidente Trump. La sua presenza già segnalata nelle ultime settimane come parte di un progressivo allargamento del cerchio negoziale, conferma il ruolo crescente che la Casa Bianca intende affidargli sul dossier russo-ucraino, dopo il suo coinvolgimento nei negoziati che hanno portato all’accordo su Gaza.

Tra guerra e diplomazia.

L’incontro al Cremlino si inserisce in una settimana densa di dichiarazioni e sviluppi sul campo. Nelle stesse ore, Putin commentava in conferenza stampa la caduta di Krasnoarmeysk, città che il presidente russo ha definito “un ottimo punto di partenza per avanzare in qualsiasi direzione ritenga più opportuna lo Stato Maggiore”, e la situazione a Kupyansk, città che secondo Mosca è ormai “interamente sotto controllo russo da diverse settimane”. Dichiarazioni che disegnano lo sfondo strategico entro cui si colloca il negoziato: una Russia che, almeno sul piano militare, rivendica di trattare da una posizione di forza.

Sul fronte diplomatico, Putin ha anche risposto duramente alle recenti mosse europee, accusando i governi del Vecchio Continente di “sabotare” gli sforzi dell’amministrazione Trump per arrivare a un accordo. “Non li ha esclusi nessuno”, ha detto il presidente russo, “si sono esclusi da soli”. Un j’accuse che riflette la frattura sempre più netta tra Washington e le capitali europee sull’approccio da tenere nei confronti di Mosca.

Prossime tappe.

Witkoff e Kushner hanno lasciato il Cremlino diretti all’ambasciata americana, per poi rientrare a Washington e riferire direttamente a Trump. Secondo Ushakov, i contatti riprenderanno a breve, con l’obiettivo di proseguire il lavoro sui documenti scambiati tra le due parti. Un eventuale vertice diretto Putin-Trump resta sullo sfondo, legato ai progressi che si riusciranno a compiere nei prossimi giorni attraverso i canali diplomatici.