Pubblicità e truffe su Meta: 13,8 miliardi di euro di profitti arrivano dagli annunci fraudolenti
Circa il 10% del fatturato globale di Meta per il 2024, circa 13,8 miliardi di euro, proverrebbe dalla pubblicità su truffe e dalla promozione di prodotti vietati. E ogni giorno le piattaforme del gruppo mostrerebbero agli utenti circa 15 miliardi di inserzioni classificate come ad alto rischio. Sono i numeri contenuti in documenti interni di Meta, resi pubblici da un’inchiesta di Reuters, che hanno spinto sei europarlamentari a depositare un’interrogazione scritta alla Commissione europea chiedendo risposte urgenti.
Nel documento, esponenti di Renew, PPE e Verdi, hanno chiesto alla Commissione se sia a conoscenza della portata del fenomeno sulle piattaforme Meta, se abbia stimato la quota di fatturato generata da annunci fraudolenti nel mercato europeo e se intenda esaminare tali pratiche alla luce della direttiva sulle pratiche commerciali scorrette.
La risposta della Commissione: “c’è una indagine aperta per violazione del DSA”.
La risposta, firmata dalla vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen, conferma che Bruxelles è pienamente consapevole del problema e che sono già in corso indagini formali nei confronti di Facebook e Instagram, entrambe designate come piattaforme online di grandi dimensioni ai sensi del Digital Services Act (DSA), per possibili violazioni legate alla diffusione di pubblicità ingannevole e a comportamenti inautentici coordinati connessi a truffe finanziarie e disinformazione.
La Commissione non è però entrata nel merito dello stato delle indagini, precisando di essere in contatto diretto con il fornitore dei servizi per acquisire le informazioni necessarie, sottolineando che il DSA obbliga le piattaforme a fornire tutti i dati richiesti in caso di sospetta infrazione.
Nonostante il riserbo, la Commissione ha messo l’accento sui cosiddetti “preliminary findings” trasmessi alla società il 24 ottobre 2025. Secondo l’Esecutivo Ue, Facebook e Instagram avrebbero violato, tra l’altro, l’obbligo di fornire agli utenti meccanismi semplici per segnalare contenuti illegali, inclusi annunci pubblicitari fraudolenti, e di consentire loro di contestare efficacemente le decisioni di moderazione dei contenuti.
Il quadro normativo: DSA e pratiche commerciali scorrette.
Sul fronte della direttiva sulle pratiche commerciali scorrette (UCPD), la Commissione ricorda che essa vieta le pratiche commerciali ingannevoli e aggressive quando incidono sulle decisioni dei consumatori. Tuttavia, essendo recepita nelle legislazioni nazionali, la sua applicazione spetta alle autorità e ai tribunali dei singoli Stati membri, non direttamente a Bruxelles. Quindi, ricorda l’esponente della Commissione, “la direttiva si affianca al DSA come strumento complementare, ma l’enforcement rimane frammentato a livello nazionale”.
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