Prostituzione nei conti Ue: chi guadagna dalla sua legittimazione?
L’inclusione della prostituzione nei conti nazionali e regionali dell’Ue solleva nuove questioni etiche e politiche. Secondo il Regolamento (UE) 549/2013, che definisce il Sistema europeo di conti nazionali e regionali (ESA 2010), tutte le attività economiche devono essere registrate, comprese quelle illecite. Tuttavia, l’elenco delle attività censite appare parziale e arbitrario.
L’applicazione uniforme della classificazione NACE ha portato, in alcuni Paesi come la Spagna, a includere “offrire o fornire servizi sessuali” nei dati ufficiali. Una scelta che, secondo alcune deputate socialiste europee come Lina Gálvez e Iratxe García Pérez, potrebbe contribuire a legittimare la prostituzione, nonostante la normativa richieda che le attività siano svolte “di comune accordo” – condizione difficile da verificare in contesti caratterizzati da sfruttamento, mancanza di opportunità e traffico di persone.
Secondo il Rapporto Noichl del 2023 sul quadro normativo della prostituzione nell’Ue, questa armonizzazione statistica riflette una visione regolamentarista che non è prevalente nella maggioranza degli Stati membri e non ha il sostegno del Parlamento europeo.
Alla Commissione europea, quindi, è stato chiesto di chiarire quali incentivi intenda mettere in campo per correggere questa contraddizione tra armonizzazione statistica e diversità nazionale, quali meccanismi esistano per accertare la volontarietà delle attività e prevenire la legittimazione di pratiche legate allo sfruttamento sessuale, e se, al contrario, il sistema considererà prostitute, sfruttatori e trafficanti come parte della popolazione attiva.
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