15 Agosto 2026
CulturaEuropa

Prostituzione e conti nazionali: in Ue si legittima lo sfruttamento.

Può la prostituzione essere considerata un’attività economica e quindi contribuire al PIL di un Paese europeo? La questione, esplosiva sul piano etico e politico, è tornata al centro del dibattito dopo un’interrogazione parlamentare che denuncia una contraddizione tra i principi fondamentali dell’Unione europea e il sistema statistico comunitario.

L’interrogazione: “Si legittima lo sfruttamento”.

Le eurodeputate Lina Gálvez e Iratxe García Pérez (gruppo S&D) hanno presentato una domanda scritta alla Commissione europea per chiarire come il Regolamento (UE) 549/2013, che definisce il Sistema europeo dei conti nazionali e regionali (ESA 2010), possa prevedere l’inclusione di “tutte le attività economiche”, comprese quelle illegali, tra cui in alcuni casi la prostituzione.

Secondo le deputate socialiste, l’applicazione uniforme della norma attraverso la nomenclatura NACE ha portato alcuni Paesi, come la Spagna, a inserire nella contabilità nazionale la voce “offerta o prestazione di servizi sessuali”.

Un’interpretazione che, secondo le parlamentari, rischia di normalizzare e legittimare la prostituzione, ignorando il fatto che l’articolo 1.79 dell’ESA stabilisce che un’attività economica può essere contabilizzata solo se si svolge “di comune accordo” tra le parti — una condizione, osservano, difficile da dimostrare in contesti di sfruttamento, coercizione e tratta di esseri umani.

“La statistica non può diventare uno strumento che nasconde la violenza – sostengono Gálvez e García Pérez –. Non possiamo inserire nei conti economici attività che derivano da sfruttamento e mancanza di opportunità”.

La replica della Commissione: “Solo attività volontarie e consensuali”.

A rispondere, a nome della Commissione von der Leyen, è stato Valdis Dombrovskis, vicepresidente esecutivo della Commissione europea, che ha respinto le accuse di contraddizione. “Il sistema dei conti nazionali europei (ESA 2010) impone che tutte le attività economiche siano registrate, ma solo se le parti coinvolte agiscono di comune accordo. Questo vale anche per alcune attività illegali”, ha chiarito Dombrovskis.

La Commissione cita il Manuale per la compilazione delle statistiche sulle attività economiche illegali, che stabilisce esplicitamente che “i servizi di prostituzione privi delle caratteristiche di una transazione economica, cioè non basati sul mutuo consenso, devono essere esclusi dal calcolo del PIL”.

Ciò significa che situazioni di sfruttamento, coercizione o tratta non vengono contabilizzate nel prodotto interno lordo né in altri indicatori macroeconomici.

“I trafficanti non sono lavoratori”.

Lo stesso principio, ha precisato Dombrovskis, si applica anche alle statistiche sull’occupazione: vengono considerati “occupati” solo coloro che forniscono servizi volontariamente, non le persone costrette o i soggetti coinvolti nello sfruttamento. “Né i trafficanti né le persone forzate alla prostituzione sono considerate occupate ai fini statistici”, ha sottolineato il commissario.

Una questione di armonizzazione statistica, non di politica sociale.

Bruxelles ha ribadito che l’inclusione di alcune attività illegali nei conti nazionali è una misura puramente tecnica, volta a garantire la comparabilità dei dati economici tra Stati membri e non implica alcuna approvazione o legittimazione.

La regolamentazione della prostituzione, ha ricordato la Commissione, resta di competenza esclusiva degli Stati membri.

La risposta non chiude tuttavia la questione politica. Molti eurodeputati ritengono che il metodo di contabilizzazione previsto dall’ESA 2010 rischi di offuscare la linea tra economia e sfruttamento, trasformando in cifra statistica un fenomeno che, nella realtà, spesso si fonda sulla violenza e la vulnerabilità.

Il Parlamento europeo, già con il rapporto Noichl del 2023, aveva espresso una posizione chiara: la prostituzione non può essere trattata come un’attività economica ordinaria. E ora la pressione su Bruxelles perché affronti la questione anche sul piano politico, e non solo statistico, continua a crescere.

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