Pronto soccorso in Sardegna, tra le rassicurazioni della Regione e la realtà dei numeri. “Spuntano” i tempi massimi per il triage
È bastata una nota dell’assessorato regionale alla Sanità, diffusa il 20 agosto, per riaccendere lo scontro sulla situazione dei pronto soccorso sardi. Nel comunicato, l’assessorato assicurava che tutte le strutture dell’isola fossero aperte e operative e che, pur nel pieno del picco turistico post Ferragosto, il “sistema stesse reggendo” garantendo la risposta assistenziale. La nota ricordava anche il piano straordinario di assunzioni della giunta Todde, che prevede l’ingresso a tempo indeterminato di 1.500 nuovi professionisti tra infermieri e medici.
La replica dei sindacati: “Una presa in giro”.
La lettura rassicurante fornita dalla Regione non ha convinto i sindacati. L’USB ha definito infatti la formula “il sistema regge” ormai quasi offensiva, sostenendo che a tenere in piedi il servizio non sia l’organizzazione regionale ma il sacrificio quotidiano del personale, costretto a coprire turni scoperti, saltare riposi e fare straordinari. Per il sindacato, si tratterebbe non di efficienza ma di sfruttamento del senso di responsabilità dei lavoratori, con un invito esplicito alla Regione a smettere di confondere la tenuta imposta agli operatori con la qualità della propria organizzazione.
Un rilievo che sposta il piano del confronto: non più (solo) il funzionamento tecnico dei pronto soccorso, ma la gestione politica complessiva del sistema sanitario regionale.
I numeri che la nota non racconta.
Al netto delle rassicurazioni istituzionali, i dati raccolti sul campo nelle stesse settimane raccontano una realtà diversa. Le attese nei pronto soccorso sardi vanno dalle cinque ore in su, con punte di undici-dodici ore e, in alcuni casi, anche un’intera giornata. Casi come quello del pronto soccorso di Oristano, dove si sono registrate attese fino a 18 ore, o le criticità di Isili, più volte segnalate anche dall’opposizione di centrodestra, mostrano un quadro che la formula “il sistema regge” fatica a contenere.
Proprio per rispondere a queste criticità, la Giunta ha approvato mercoledì scorso una delibera che fissa nuovi tempi per la presa in carico dei pazienti per l’emergenza-urgenza e la rete oncologica: 240 minuti dal triage per i codici bianchi, 120 minuti per i verdi, 60 minuti per gli azzurri. Ad Arnas Brotzu e alle Aou di Cagliari e Sassari viene inoltre chiesto di completare il ricovero nel reparto di degenza entro quattro ore, per ridurre il cosiddetto boarding, cioè la permanenza dei pazienti su barella nei corridoi dei pronto soccorso in attesa di un posto letto.
Obiettivi che, alla luce dei tempi di attesa attualmente registrati, appaiono distanti dalla situazione reale delle strutture.
L’intervista e le responsabilità.
Ieri, la presidente della Regione Alessandra Todde è tornata sul tema in un’intervista a La Nuova Sardegna, difendendo l’operato della propria giunta. Nel “confronto giornalsitico” con la testata del Nord Sardegna, la presidente ha rivendicato la propria linea di governo affermando che non esiste un manuale del presidente e rimettendo il giudizio finale sul proprio operato ai cittadini sardi. Nell’intervista, però, è mancato il minimo accenno alle nomine dei vertici delle aziende sanitarie – Aou, Asl, Arnas e Areus – e ai contrasti interni alla maggioranza che hanno accompagnato il rinnovo della governance sanitaria regionale, temi che avrebbero invece prodotto un peso significativo nelle difficoltà organizzative denunciate da sindacati e cittadini.
