11 Settembre 2026
Politica

Pronto soccorso in Sardegna. Per l’Assessorato alla Sanità il “sistema sta reggendo”

Mentre nei pronto soccorso dell’isola si moltiplicano le segnalazioni di attese interminabili, barelle nei corridoi e reparti al limite della capienza, la comunicazione istituzionale della Giunta guidata da Alessandra Todde ha scelto la strada della rassicurazione.

Un comunicato diffuso dall’ufficio della presidente (e assessora ad interim) nega, infatti, l’esistenza di qualsiasi emergenza nel sistema dell’emergenza-urgenza, parlando di una situazione “monitorata” e di un sistema che, pur sotto pressione, starebbe “reggendo”.

Le parole ufficiali, però, faticano a coincidere con quanto raccontato da chi si è trovato davvero , anche recentemente, ad aver bisogno di cure. Il post-Ferragosto, unito al picco della stagione turistica, ha portato un aumento degli accessi che numerosi operatori sanitari e cittadini descrivono come difficile da gestire, tra strutture sovraffollate e tempi di attesa che si allungano ben oltre quanto la retorica istituzionale lascia intendere.

Nel testo diffuso dall’Assessorato si sottolinea che tutti i pronto soccorso dell’isola restano aperti e operativi, garantendo “senza interruzioni di servizio” la presa in carico dei pazienti secondo le priorità del triage. Una formula che, se da un lato descrive un dato tecnico reale , nessuna struttura ha chiuso i battenti, dall’altro lascia in ombra la sostanza del problema: la qualità e i tempi dell’assistenza percepiti da chi quelle sale d’attesa le vive in prima persona, sardi e turisti compresi. Era forse questo il “governo del cambiamento” proposto nell’inverno del 2023?

A corredo della rassicurazione, la Regione richiama il Piano straordinario di assunzioni della Giunta Todde: 1.500 nuovi professionisti a tempo indeterminato , 1.000 infermieri e 500 medici , tra concorsi e mobilità extraregionale, cui si affianca un canale di reclutamento internazionale per altri 450 operatori (200 medici, 200 infermieri, 50 tecnici di radiologia), destinati in via prioritaria proprio ai pronto soccorso e alle aree più scoperte. Misure che vanno nella direzione giusta sulla carta, ma che riguardano un orizzonte temporale futuro e non rispondono all’emergenza , la si voglia chiamare così o no , che si consuma oggi nei corridoi degli ospedali sardi.

Resta il nodo di fondo: la narrazione istituzionale può scegliere il registro della normalità e della rassicurazione, ma la percezione di chi si è ritrovato ad attendere ore per un ricovero, o ha assistito a reparti al collasso durante il picco estivo, racconta un’altra storia.

Il divario tra l’esperienza quotidiana e le formule rassicuranti dei comunicati è difficile da colmare.