Pronto soccorso in Sardegna, la Giunta Todde fissa i temi sulla carta ma i reparti restano al collasso. USB: “La Regione scrive delibere, i pazienti restano sulle barelle”
Sulla carta, dal 2026 in Sardegna il boarding nei Pronto Soccorso dovrebbe sparire quasi del tutto. La Giunta regionale, con la delibera n. 43/14 del 26 agosto scorso, ha fissato per ARNAS Brotzu, AOU Sassari e AOU Cagliari l’obiettivo di prendere in carico il 100% dei pazienti da ricoverare entro 4 ore dalla decisione del medico del Pronto Soccorso, con una soglia minima (sotto la quale l’obiettivo si considera fallito) fissata al 90%. Stessa logica per i tempi di visita dopo il triage: 100% dei codici bianchi visitati entro 240 minuti, i verdi entro 120, gli azzurri entro 60 , con un 90% come “rete di salvataggio” statistica.
Il documento, intitolato “Emergenza Urgenza – Rete Oncologica – Telemedicina: Obiettivi dei Direttori Generali SSR 2026”, assegna inoltre punteggi e premialità ai manager delle aziende sanitarie: 6 punti per la riduzione del boarding, altri 6 per i tempi di accesso, 15 per il completamento del piano di maxiemergenza, 15 per gli audit sull’elisoccorso, 15 per la telemedicina. Numeri, percentuali, pesi indicatori: un impianto tecnico-burocratico che punta a valutare l’operato dei direttori generali entro il 31 dicembre 2026.
Il problema, denuncia da tempo USB PI Sanità, è che questi target sembrano scritti per un sistema sanitario che nella realtà quotidiana dei Pronto Soccorso sardi non esiste. Mancano posti letto, mancano infermieri e medici, e senza queste due variabili nessuna delibera può, da sola, far scendere i tempi di attesa. Non è la prima volta: già l’8 aprile 2026 la Giunta aveva varato la DGR 16/15 sullo stesso tema. A distanza di pochi mesi arriva un secondo provvedimento, mentre nulla è cambiato nei reparti.
“La Regione continua a scrivere delibere mentre nei Pronto Soccorso i pazienti continuano ad aspettare ore e, in troppi casi, giorni per un posto letto”, attacca Gianfranco Angioni, referente regionale di USB PI Sanità. “Da anni denunciamo il boarding, la carenza di personale, la riduzione dei posti letto e l’indebolimento della rete ospedaliera. La Regione continua a produrre documenti, ma nei reparti la situazione non cambia”.
Per il sindacato, i target fissati da Cagliari restano un esercizio contabile scollegato dalla realtà: “Il 26 agosto 2026 la Giunta regionale ha approvato la DGR n. 43/14, fissando nuovi obiettivi per i Direttori generali e prevedendo azioni per il rafforzamento della rete dell’emergenza-urgenza. Ma una domanda è inevitabile: cosa cambia concretamente nei Pronto Soccorso? Una delibera non crea un posto letto. Un obiettivo non assume un infermiere. Un documento non mette un medico in turno”.
Il nodo, per il sindacato, è strutturale e interessa l’intera rete ospedaliera regionale: “Brotzu, Policlinico di Monserrato, Santissima Trinità e tutti gli altri ospedali fanno parte della stessa rete. Quando un ospedale non riesce a ricoverare, la pressione si sposta sugli altri. Il problema non sparisce: si trasferisce. E alla fine il conto lo pagano pazienti e lavoratori”.
Per Angioni la soluzione non passa dagli indicatori statistici ma da investimenti concreti: “Il boarding non si combatte spostando pazienti da una barella all’altra. Si combatte con posti letto, personale e strutture realmente operative”.
Il sindacato punta il dito anche su chi, nei reparti, si trova a reggere il peso della crisi: “Non accettiamo che la carenza di personale venga compensata con turni impossibili, aumento dei carichi di lavoro e sacrifici continui degli operatori. Non è il lavoratore che deve correre più velocemente: è la sanità che deve avere le risorse per funzionare”.
L’USB, nella nota, chiede inoltre trasparenza sui dati reali, al di là delle percentuali degli obiettivi regionali: “La Regione deve fornire una fotografia reale della situazione: quanti pazienti sono oggi in boarding, da quante ore e da quanti giorni aspettano, quanti posti letto sono realmente disponibili, quali strutture possono essere riattivate e quanti operatori mancano. Non vogliamo più soltanto statistiche e percentuali. Vogliamo dati che raccontino la realtà degli ospedali. Perché dietro ogni ora di attesa c’è una persona. Dietro ogni giorno di boarding c’è un paziente che aspetta di essere ricoverato. E dall’altra parte c’è un lavoratore che continua ad assisterlo mentre arrivano altri pazienti”.
