11 Settembre 2026
Politica

Pronto soccorso in Sardegna. Anche l’USB all’attacco della narrazione della regione: “Smettete di prendere in giro lavoratori e cittadini”

Dopo le “rassicurazioni” diffuse oggi dalla comunicazione istituzionale della presidenza della Regione, secondo cui in Sardegna “non è in corso alcuna emergenza” nel sistema dell’emergenza-urgenza, arriva una replica durissima da parte di Gianfranco Angioni, USB PI Sanità Sardegna, che ribalta completamente la narrazione istituzionale: “Dire che in Sardegna non esiste alcuna emergenza nell’emergenza-urgenza non è soltanto una dichiarazione sbagliata. È una presa in giro. È il tentativo di negare una realtà che lavoratori e cittadini vedono ogni giorno”.

“Il sistema regge? Solo per il senso di responsabilità dei lavoratori”.

Secondo il sindacato, la formula rassicurante utilizzata dagli “esperti di comunicazione” della presidente, che hanno riportato oggi che “il sistema regge” , nasconderebbe una realtà ben diversa da quella dipinta dalla comunicazione istituzionale. “Ci dicono che ‘il sistema regge’. Ma questa frase, ormai, è diventata quasi offensiva. Regge perché funziona? No. Regge perché ci sono lavoratori che ogni giorno fanno il lavoro di chi manca, coprono turni, saltano riposi, fanno straordinari e continuano a mandare avanti servizi che sono sotto pressione. Questa non è efficienza. È sfruttamento del senso di responsabilità dei lavoratori. E sarebbe ora – prosegue Angioni – che la Regione smettesse di confondere la resistenza degli operatori con la bontà della propria organizzazione. Se il sistema non è ancora collassato, non è merito della programmazione regionale: è merito di chi lavora negli ospedali.

La contraddizione sulle nuove assunzioni.

Il sindacato punta poi il dito su quella che definisce una contraddizione palese nella comunicazione regionale: “La Regione dice che non c’è emergenza, ma contemporaneamente annuncia 1.500 assunzioni: 1.000 infermieri e 500 medici, oltre a 450 professionisti da reclutare all’estero. A questo punto una domanda è inevitabile: ci prendono per fessi? Perché se gli organici sono sufficienti, quelle 1.500 persone cosa vengono a fare? A guardare quanto bene funziona il sistema? Se non c’è emergenza, perché manca personale? Se non c’è emergenza, perché bisogna cercare professionisti perfino fuori dall’Italia? La contraddizione è talmente evidente che non servono grandi analisi: basta saper contare. Il personale manca. Punto. E manca perché per anni non è stata fatta una programmazione seria. Solo che ammetterlo significa assumersi responsabilità politiche. Molto più comodo dire che “il sistema regge”.

Estate 2026: il problema non sono i turisti ma chi (non) governa la Sardegna.

Angioni contesta duramente anche l’impostazione secondo cui il sovraccarico dei pronto soccorso sarebbe legato esclusivamente al picco della stagione turistica, ricordando che nei reparti d’emergenza continuano ad arrivare anziani, pazienti con fratture, coliche, infarti e ictus , non solo turisti. “Siamo nel picco della stagione turistica. Bene. Quindi nei Pronto soccorso sardi, secondo questa narrazione, ci sarebbero i turisti. Non gli anziani. Non i fratturati. Non i pazienti con coliche renali o biliari. Non chi arriva con un infarto. Non chi arriva con un ictus. Non le persone che hanno bisogno di cure urgenti e che continueranno ad averne anche quando l’ultimo turista avrà lasciato l’Isola. No. Evidentemente il problema sono i turisti. Siamo davvero alle comiche. Il turismo – prosegue – non è una calamità naturale. Non è arrivato senza preavviso. Ferragosto non è una sorpresa e la Sardegna non scopre ad agosto di essere una destinazione turistica. La Regione sapeva perfettamente che la popolazione sarebbe aumentata e che, di conseguenza, sarebbe aumentata anche la pressione sui servizi sanitari. Quindi dov’era la programmazione? Dov’era il piano straordinario? Dov’erano gli organici necessari? Il problema non sono i turisti. Il problema è che chi governa la sanità sembra accorgersi dei problemi soltanto quando sono già esplosi”.

L’appello del sindacato al “non governo” Todde.

Il sindacato, quindi, ha chiesto alla Regione di rendere pubblici i dati reali sulla situazione del personale: “La Regione renda pubblici i dati: quante ore di straordinario, quanti riposi saltati, quante ferie non godute, quanti turni scoperti, quanti operatori mancanti. Perché è facile dichiarare che “il sistema regge” quando non sei tu a stare in reparto. Vengano a reggerlo loro. Vengano nei Pronto soccorso. Non per mezz’ora, non per una fotografia, non per l’ennesimo tavolo istituzionale. Vengano durante un turno vero. Stiano accanto a chi lavora. Guardino cosa significa gestire pazienti, emergenze, barelle, attese, carenze di personale e responsabilità professionali con organici insufficienti. Poi, alla fine del turno, provino ancora a dire che “non c’è alcuna emergenza”.

Servono risposte concrete, non la retorica dell’eroe.

USB PI Sanità respinge anche la narrazione, tanto frequente nella narrazione della XVII Legislatura, dell'”eroismo” degli operatori sanitari, spesso richiamata nelle comunicazioni istituzionali: “I lavoratori non sono eroi. Sono professionisti. E i professionisti devono essere messi nelle condizioni di lavorare in sicurezza. Non vogliamo medaglie, ringraziamenti o pacche sulle spalle. Vogliamo personale, turni sostenibili, riposi, ferie, sicurezza e dignità professionale. E soprattutto non accettiamo che il sacrificio dei lavoratori venga utilizzato dalla politica come certificazione del fatto che “tutto funziona”. un sistema che sopravvive grazie al sacrificio permanente dei lavoratori non è un sistema che funziona. È un sistema che è stato lasciato andare alla deriva”.

La vera emergenza è il “non governo” della classe dirigente di turno.

Per il sindacato, dunque, il problema reale non riguarda tanto il funzionamento tecnico dei pronto soccorso, quanto la gestione politica del sistema sanitario regionale: “La vera emergenza, quindi, non è il Pronto soccorso. La vera emergenza è politica. È l’incapacità di programmare, l’incapacità di prevenire, l’incapacità di garantire personale sufficiente e soprattutto l’incapacità di riconoscere il problema quando il problema è davanti agli occhi di tutti. Perché quando un’istituzione arriva a negare l’evidenza e contemporaneamente annuncia migliaia di assunzioni, non siamo più davanti a un semplice problema di comunicazione. Siamo davanti a un problema di credibilità”, tuona Angioni.

“I lavoratori della sanità hanno già dato tutto quello che potevano dare: tempo, professionalità, energie e sacrifici. Adesso tocca alla Regione dare risposte. Non altri comunicati. Non altri tavoli. Non altre promesse. Risposte concrete. Perché i lavoratori non sono fessi e i cittadini nemmeno”, conclude il rappresentante USB PI Sanità.

foto modificata con l’IA