Programmi UE per clima e ambiente, l’allarme della Corte dei conti: “Impatto poco chiaro e controlli deboli”.
I progetti strategici LIFE, uno dei principali strumenti dell’Unione europea per sostenere le politiche ambientali e climatiche degli Stati membri, non offrono garanzie sufficienti in termini di risultati concreti, impatto misurabile e uso efficace delle risorse pubbliche. È un giudizio severo quello che emerge da una nuova relazione della Corte dei conti europea, che mette in discussione l’efficacia dei programmi e, soprattutto, il sistema di valutazione e monitoraggio gestito dalla Commissione e dalle agenzie Ue competenti in materia di ambiente e clima.
Secondo i revisori, non è possibile stabilire con chiarezza in che misura i progetti strategici LIFE abbiano realmente contribuito a rendere l’Europa più verde. Pur concepiti per colmare il divario tra strategie ambientali e loro attuazione concreta, questi progetti soffrono di criticità strutturali che ne limitano l’impatto complessivo.
I numeri, d’altronde, data la rilevanza non possono essere casuali: nel periodo 2014-2020 il programma LIFE ha finanziato 70 progetti strategici con 701 milioni di euro, mentre dal 2021 ad aprile 2025 sono stati assegnati altri 436 milioni a 25 progetti, con contributi che arrivano fino a 30 milioni di euro ciascuno. Tuttavia, a fronte di questo impegno finanziario, i risultati restano difficili da valutare.
“I progetti strategici LIFE favoriscono la cooperazione tra portatori di interesse e possono attrarre risorse aggiuntive”, riconosce Joëlle Elvinger, membro della Corte dei conti europea responsabile dell’audit. “Ma persistono gravi debolezze nella definizione delle priorità, nel monitoraggio dei progressi e nella diffusione dei risultati. Gli effetti a lungo termine e i benefici duraturi restano spesso poco chiari”.
Uno dei nodi centrali riguarda la mobilitazione di finanziamenti aggiuntivi, requisito chiave dei progetti LIFE. Sebbene tutti i progetti esaminati dichiarino di aver attratto risorse da altre fonti, la Corte sottolinea l’assenza di criteri chiari su cosa possa essere considerato “finanziamento mobilitato” e la mancanza di un monitoraggio sistematico da parte della Commissione. Senza una metodologia standard, diventa impossibile capire se e in che misura i fondi LIFE abbiano realmente generato investimenti pubblici o privati aggiuntivi.
Criticità emergono anche sul fronte delle priorità politiche. I revisori rilevano che i progetti non sempre rispondono alle esigenze ambientali e climatiche più urgenti degli Stati membri, riducendo così il valore aggiunto per i territori coinvolti. A questo si aggiunge una scarsa condivisione delle buone pratiche a livello europeo: i risultati e le lezioni apprese restano spesso confinati ai singoli progetti, limitando la possibilità di replicarli e amplificarne l’impatto.
Dubbi anche sulla sostenibilità nel lungo periodo. I cosiddetti piani “post-LIFE”, pensati per garantire continuità ai risultati una volta conclusi i finanziamenti, appaiono fragili e poco strutturati. Mancano orientamenti chiari sul loro contenuto e strumenti efficaci per assicurare che i benefici sopravvivano alla fine dei fondi europei.
Sul piano della valutazione, il quadro è altrettanto critico. I progetti strategici LIFE non vengono analizzati in modo adeguato rispetto agli obiettivi chiave, come i cambiamenti nella governance, il coinvolgimento degli stakeholder, lo sviluppo delle capacità e la replicabilità dei risultati. I sistemi di monitoraggio sono disomogenei e insufficienti, rendendo difficile una valutazione complessiva delle performance e del contributo reale agli obiettivi ambientali e climatici dell’Unione.
La Corte dei conti invita quindi la Commissione europea a rivedere profondamente l’impostazione del programma: allineare meglio i progetti alle reali esigenze degli Stati membri, chiarire le regole sulla mobilitazione dei finanziamenti aggiuntivi, rafforzare il monitoraggio e creare piattaforme Ue per la condivisione dei risultati.
Senza un cambio di passo, avvertono i revisori, il rischio è che programmi nati per rafforzare l’azione climatica europea restino esercizi costosi di progettazione, con benefici difficili da dimostrare e un impatto reale inferiore alle ambizioni dichiarate.
