Processo Lafarge, i giudici francesi approfondiscono le “trattative” con i gruppi armati in Siria
Il processo in corso a Parigi contro il colosso del cemento Lafarge entra nel vivo. L’ultima udienza ha puntato i riflettori sulle presunte trattative che la sua filiale siriana avrebbe intrattenuto con diversi gruppi armati, tra cui lo ISIS, per mantenere attiva la produzione durante gli anni più violenti della guerra civile, tra il 2013 e il 2014.
La società, imputata in quanto persona giuridica, è accusata insieme a otto ex dirigenti di finanziamento al terrorismo. Al centro dell’udienza, i giudici hanno incalzato gli imputati sulle modalità dei contatti avuti dalla controllata siriana con le milizie che controllavano il territorio nei pressi dello stabilimento.
L’ex amministratore delegato Bruno Lafont ha ribadito di non essere stato a conoscenza dei pagamenti: “Fino al 27 agosto 2014 non ho mai sospettato che fossero stati effettuati versamenti a organizzazioni terroristiche. Se l’avessi saputo, avrei chiuso lo stabilimento molto prima”, ha dichiarato.
Anche Bruno Pescheux, alla guida della filiale locale tra il 2008 e il 2014, ha ammesso che la priorità era garantire la circolazione dei camion dell’azienda. Ha riconosciuto che il mediatore siriano Firas Tlass avrebbe incontrato più volte emissari dello Stato Islamico, ma ha aggiunto di non avere modo di verificare a chi fossero effettivamente destinati i fondi.
Il responsabile sicurezza in Siria, Ahmad Al Jaloudi, ha spiegato che il suo referente per “risolvere ogni problema, anche con Daesh”, era Bashir Hadad, collaboratore di Tlass. Ha inoltre confermato un incontro diretto con un membro dello Stato Islamico nel novembre 2013, finalizzato a ottenere informazioni su nove camion bloccati.
In aula è intervenuto anche Christian Herrault, che ha sostenuto che i pagamenti ai gruppi armati erano iniziati già nell’ottobre 2012, aggiungendo che Lafont era stato informato delle trattative. Il suo successore in Siria, Frederic Jolibois, ha parlato di decisioni prese “sotto una pressione enorme”.
Nel 2021 l’agenzia Anadolu aveva pubblicato documenti secondo cui la multinazionale avrebbe informato regolarmente i servizi di intelligence francesi sui contatti con le milizie jihadiste, senza ricevere avvertimenti sul fatto che tali attività potessero configurare un finanziamento al terrorismo. I dossier sostenevano inoltre che lo Stato Islamico avesse utilizzato cemento Lafarge per costruire tunnel e rifugi.
L’inchiesta giudiziaria era stata aperta nel 2017 e, nell’ottobre 2024, tre magistrati istruttori avevano deciso il rinvio a giudizio della società e di quattro ex dirigenti con le accuse di finanziamento di un’organizzazione terroristica e di violazione dell’embargo dell’European Union, che proibiva qualsiasi transazione economica o commerciale con gruppi come lo Stato Islamico.
Il processo prosegue, mentre la giustizia francese tenta di chiarire il livello di consapevolezza dei vertici del gruppo sulle operazioni condotte in Siria.
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