Presunta corruzione sistemica nel settore energetico ucraino. Qualcuno tutela i fondi europei?
Il recente caso di corruzione su larga scala nel settore energetico ucraino, che ha interessato parte dell’entourage di Volodymyr Zelenskyy, è finito nuovamente al centro di un’interrogazione parlamentare rivolta alla Commissione europea, sollevando nuovi (ma non troppo) interrogativi sulla sicurezza dei finanziamenti garantiti dall’Unione a Kiev dall’inizio della guerra.
L’interrogazione, presentata dall’eurodeputato ungherese András Gyürk, prende le mosse dall’annuncio delle autorità ucraine sull’individuazione di un’organizzazione criminale di alto livello operante nel comparto energetico. Secondo notizie di stampa, come noto, sarebbero coinvolti diversi ministri ucraini e l’ex amministratore delegato di Naftogaz Ukraine, con fondi potenzialmente implicati per un valore stimato tra gli 85 e i 100 milioni di euro.
Dall’inizio del conflitto, il sostegno dell’Unione europea al settore energetico ucraino ha raggiunto quasi 3 miliardi di euro. Di questi, almeno 2 miliardi provengono da fondi a fondo perduto finanziati dai contribuenti europei, mentre altri 160 milioni di euro sono stati destinati a garantire la sicurezza energetica dell’Ucraina per l’inverno 2024-2025. A ciò si aggiunge una garanzia della Commissione su un prestito da 500 milioni di euro per l’acquisto di gas naturale.
Alla luce di questi sviluppi, Gyürk ha chiesto alla Commissione se siano stati avviati contatti con le autorità ucraine per verificare un’eventuale compromissione degli interessi finanziari dell’Unione, quali misure di salvaguardia siano previste per assicurare il corretto utilizzo dei fondi e se Bruxelles confermi la propria valutazione sulla prontezza dell’Ucraina ad aprire tutti i cluster tematici dei negoziati di adesione all’UE.
Nella risposta ufficiale, a nome della Commissione europea, la commissaria Marta Kos ha ribadito che il sostegno finanziario dell’UE a Kiev è accompagnato da “forti meccanismi di salvaguardia” (che nessuno ben conosce) per garantire l’uso corretto dei fondi. Ogni forma di assistenza, viene sottolineato, include specifiche misure antifrode, un monitoraggio rigoroso e la possibilità di adottare azioni correttive in caso di irregolarità.
Bruxelles precisa inoltre che, nell’ambito dello Ukraine Facility, l’Ucraina è tenuta a garantire l’integrità di tutti i finanziamenti legati al settore energetico e a dare seguito in modo appropriato alle accuse di corruzione. La Commissione afferma di seguire da vicino gli sviluppi del caso, sottolineando che “ad oggi non esistono prove che i fondi europei siano stati deviati verso finalità diverse da quelle previste”. Siamo tutti stupidi in Ue!
Sul piano politico, la Commissione ha poi ribadito il solito (quanto poco sostanziale) refrain circa la lotta alla corruzione che, per Ursula e soci, “rappresenta un elemento centrale nel percorso di adesione all’Unione europea”. Secondo Bruxelles, l’emersione di questo caso dimostra che le istituzioni anticorruzione ucraine (le stesse che Zelenskyy voleva liquidare lo scorso luglio) stanno svolgendo il proprio mandato e costruendo un solido storico di indagini.
foto UN Photo/Manuel Elías
