Povertà mestruale e IVA: l’Europa ancora divisa sulla tassazione dei prodotti igienici.
In Ue non si perde occasione di parlare di diritti e di uguaglianza tra generi. Ma, quando si parla di riforme fiscali (e di proteste popolari) le questioni più sostanziali, come il costo dei prodotti igienici per le donne, vanno in secondo piano.
L’accesso ai prodotti igienici femminili, infatti, continua a rappresentare una questione di disuguaglianza economica e sociale in molti Paesi dell’Unione. Nonostante la revisione della Direttiva europea sull’IVA consenta oggi agli Stati membri di applicare aliquote ridotte o persino pari a zero, le differenze tra Paesi restano marcate.
Un tema che sarà discusso, con forte ritardo, nel corso di un’audizione pubblica al Parlamento Europeo organizzata dalla Sottocommissione per le questioni fiscali (FISC) il prossimo 4 novembre 2025, in concomitanza con la Settimana della Parità di Genere dell’Eurocamera.
Dalla “tampon tax” alla flessibilità fiscale.
Per anni, l’imposizione IVA sui prodotti mestruali – la cosiddetta tampon tax – è stata criticata come una tassa di genere. Poiché questi beni sono usati esclusivamente da donne e ragazze, la loro tassazione è considerata da molti un onere economico ingiusto, ricorda un recente lavoro di indagine di Pieter Baert.
Nel 2022, la riforma della Direttiva IVA dell’UE ha concesso agli Stati membri la possibilità di ridurre l’aliquota fino allo 0%, rispetto al precedente minimo del 5%. Tuttavia, l’applicazione della misura rimane disomogenea: mentre Paesi come Irlanda, Francia e Belgio hanno già abbassato sensibilmente l’imposta, altri mantengono livelli più alti, creando un mosaico fiscale a livello europeo.
Secondo i dati della Commissione Europea aggiornati a luglio 2025, le aliquote sui tamponi e altri prodotti sanitari variano ancora dal 0% al 22%, a seconda del Paese.
Studi: i tagli all’IVA favoriscono l’accesso, soprattutto tra le famiglie a basso reddito.
Gli esperti di politica fiscale sono spesso cauti nel valutare l’efficacia delle riduzioni IVA, temendo che i fornitori non trasferiscano i benefici ai consumatori. Tuttavia, studi recenti offrono risultati incoraggianti.
Un’analisi dell’Università di Economia e Commercio di Vienna, che ha esaminato i casi di Belgio, Germania, Francia e Austria, ha rilevato che i tagli all’IVA sui prodotti mestruali sono stati interamente trasferiti ai prezzi al dettaglio, migliorando l’accessibilità. Le famiglie a basso reddito, in particolare, hanno aumentato il volume degli acquisti, segno che la misura ha contribuito a ridurre la povertà mestruale.
In Germania, la riduzione del 2020 ha comportato un impatto minimo sulle entrate fiscali – circa lo 0,02% del gettito IVA – ma un effetto tangibile sulla spesa delle consumatrici.
Oltre l’IVA: prodotti gratuiti e iniziative sociali.
Alcuni Stati e amministrazioni locali hanno scelto di affiancare o sostituire la riduzione fiscale con la distribuzione gratuita di prodotti igienici femminili in scuole, università, bagni pubblici e strutture sanitarie.
Misure di questo tipo sono già operative in Scozia, Francia e Spagna, dove vengono considerate parte integrante delle politiche di salute pubblica e uguaglianza di genere.
Discriminazione di genere nei prezzi: il “pink tax effect”.
Accanto al dibattito fiscale, resta aperta la questione della discriminazione di genere nei prezzi. Studi come quello dell’Agenzia federale tedesca contro la discriminazione hanno mostrato che, su oltre 1.500 prodotti analizzati, le versioni femminili risultano più care nel 2,3% dei casi, mentre quelle maschili lo sono nell’1,4%.
Si tratta di differenze apparentemente marginali, ma che – applicate su larga scala – contribuiscono a un divario di spesa di genere anche per beni essenziali.
La Direttiva 2004/113/CE vieta la discriminazione basata sul sesso nell’accesso a beni e servizi, ma la Commissione Europea, rispondendo nel 2023 a un’interrogazione parlamentare, ha dichiarato di non avere in programma ulteriori misure specifiche contro la cosiddetta “pink tax”
Verso un’Europa più equa?
Il dossier sull’IVA e la povertà mestruale mostra come la parità di genere possa passare anche dalla fiscalità.
Se da un lato la revisione della Direttiva IVA ha aperto la strada a politiche più inclusive, dall’altro resta evidente la necessità di armonizzare le scelte nazionali e monitorare l’effettivo impatto delle riduzioni fiscali sulla vita delle donne.
Il Parlamento Europeo si prepara ora a rilanciare il dibattito politico su una questione che è al tempo stesso economica, sociale e di dignità femminile.
foto PMGSport/ Tommaso Pelagalli/BettiniPhoto©2021
