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Povertà, l’Eurocamera prova ad alzare l’asticella: “Strategia UE più ambiziosa e fondi certi, obiettivo 2035”.

Il Parlamento europeo spinge per una nuova strategia UE contro la povertà, più ambiziosa e meglio finanziata, con l’obiettivo dichiarato di arrivare all’eradicazione entro il 2035. È la linea tracciata nella proposta di risoluzione discussa in Commissione Occupazione e Affari sociali (EMPL).

Nel testo, l’Eurocamera parte da una fotografia definita allarmante: nel 2024 93,3 milioni di persone nell’Unione, pari al 21% della popolazione, risultavano a rischio di povertà o esclusione sociale. Tra queste, circa 20 milioni sono bambini; e oltre 27 milioni sarebbero colpiti da forme di grave deprivazione materiale e sociale. Il documento sottolinea inoltre che donne e minori pagano un prezzo più alto, mentre crescono le disuguaglianze tra gruppi sociali e territori.

La risoluzione insiste su un cambio di paradigma: la povertà viene descritta come una violazione della dignità umana e un ostacolo alla piena realizzazione dei diritti fondamentali. Per questo, la strategia dovrebbe essere “integrata” e non limitarsi a misure frammentate, intervenendo sulle cause strutturali che alimentano l’esclusione: accesso a lavoro di qualità, salari adeguati, protezione sociale e reddito minimo, servizi pubblici, istruzione, sanità (inclusa la salute mentale), casa, energia, alimentazione, mobilità e politiche fiscali.

Il Parlamento ricorda che l’Unione si è già impegnata, con il Piano d’azione del Pilastro europeo dei diritti sociali, a ridurre entro il 2030 di almeno 15 milioni il numero di persone a rischio povertà (inclusi 5 milioni di bambini). Ma avverte che anche centrando quel traguardo resterebbero comunque decine di milioni di cittadini in condizioni di vulnerabilità, e che in molti Stati membri i trend non vanno nella direzione giusta.

Tra le richieste centrali alla Commissione europea c’è la presentazione di una strategia “completa e adeguatamente finanziata”, con tappe intermedie, indicatori di monitoraggio e un forte principio di non discriminazione. Il testo chiede inoltre di coinvolgere stabilmente le persone con esperienza diretta di povertà nella definizione, attuazione e valutazione delle politiche (“nulla su di noi senza di noi”), e propone strumenti di governance: un referente dedicato nella Commissione, coordinatori nazionali, piani d’azione nei Paesi membri e una conferenza annuale di verifica.

Sul versante lavoro e redditi, la risoluzione rilancia l’obiettivo del pieno impiego e chiede politiche contro la “povertà lavorativa”, che in Europa colpisce una quota rilevante di occupati a causa di salari bassi, precarietà e part-time involontario. Viene richiamata l’importanza della contrattazione collettiva, dei servizi pubblici per l’impiego e della formazione permanente, oltre all’applicazione delle norme su salari minimi adeguati e parità retributiva.

Ampio spazio è dedicato a povertà infantile e familiare. Il Parlamento sottolinea che la povertà dei minori nasce spesso da quella delle famiglie e tende a riprodursi lungo tutto il ciclo di vita. Per questo chiede di rafforzare la Garanzia europea per l’infanzia, proponendo un budget dedicato di almeno 20 miliardi di euro nel prossimo bilancio pluriennale 2028-2034, e sollecita investimenti su servizi educativi 0-6, mense scolastiche accessibili, sanità e sostegni mirati alle famiglie vulnerabili, in particolare quelle monoparentali.

Il testo collega anche povertà e violenza di genere, sostenendo che la dipendenza economica e l’insicurezza abitativa aumentano il rischio di abusi e riducono l’accesso ai servizi di protezione. Da qui l’invito a rafforzare le politiche pubbliche e l’attuazione della normativa UE sul contrasto alla violenza contro le donne, garantendo accesso effettivo a centri antiviolenza, rifugi e assistenza legale anche per chi è in condizioni di fragilità economica.

Sul fronte dei servizi essenziali, la risoluzione chiede più investimenti per assicurare accesso universale a casa dignitosa e a prezzi sostenibili, sanità, istruzione, acqua, trasporti e connettività, segnalando che la frattura digitale e la carenza di infrastrutture colpiscono in modo particolare aree rurali e comunità marginalizzate. Viene ribadita l’urgenza di affrontare anche l’aumento dei senza dimora e di sostenere l’approccio “Housing First”.

Infine, il Parlamento lega il successo della strategia a un punto decisivo: le risorse. La richiesta è che la lotta alla povertà sia “protetta” nel prossimo quadro finanziario pluriennale, con fondi dedicati e più accessibili a livello locale, facendo leva su strumenti come FSE+, FESR e altri programmi europei, e semplificando procedure che oggi penalizzano enti e territori con minori capacità tecniche.

In sintesi, il messaggio politico che arriva da Strasburgo è netto: senza un salto di qualità, in termini di obiettivi, governance e finanziamenti, l’UE rischia di non centrare i target sociali del 2030 e di lasciare la coesione europea esposta alle conseguenze di crisi economiche, demografiche e geopolitiche.

foto Laurie Dieffembacq © European Union 2020 – Source : EP