Poliziotti nell’era del rischio: l’Europa fa i conti con una professione sempre più pericolosa
Un rapporto del Parlamento europeo, dell’autore Colin Murphy, accende i riflettori sulle insidie del mestiere: aggressioni, burnout, morti in servizio e un vuoto normativo che dura da troppo tempo
Uno su quattro in Olanda. Uno su tre nel Regno Unito. Sono i poliziotti che ogni anno subiscono un’aggressione fisica nell’esercizio delle loro funzioni. Numeri che, da soli, raccontano meglio di qualsiasi discorso la realtà quotidiana di chi indossa una divisa in Europa. Eppure, sorprendentemente, quella di agente di polizia non è ancora classificata ufficialmente come professione ad alto rischio nell’Unione europea.
Numeri frammentati in Ue.
Il primo ostacolo verso una piena comprensione del fenomeno è la mancanza di dati omogenei. Non esistono statistiche europee uniformi sulle aggressioni ai danni degli agenti: ogni Paese registra, quando lo fa, secondo criteri propri, spesso escludendo dal conteggio gli episodi che non producono lesioni fisiche evidenti. Il risultato è un mosaico di cifre difficilmente comparabili.
In Germania, nel 2024, sono stati attaccati 2.967 agenti federali su un totale di 40.654, pari al 7,3% del corpo. In Olanda, nello stesso anno, le aggressioni registrate sono state 12.543 su 51.000 effettivi, quasi il 24%. Nel Regno Unito, un sondaggio del 2025 ha rilevato che un agente su tre ha subito un’aggressione fisica nell’arco di un solo anno, mentre il 45% ha dichiarato di soffrire di burnout.
Molto più che ordine pubblico.
La figura del poliziotto si è trasformata profondamente rispetto alle origini della polizia moderna, convenzionalmente fatta risalire alla nascita della Metropolitan Police di Londra nel 1829. Oggi un agente può trovarsi a dover gestire nell’arco di un solo turno una lite condominiale, un episodio di violenza domestica, un’operazione antidroga con ramificazioni internazionali e una minaccia terroristica. È anche chiamato a colmare i vuoti lasciati da altri servizi sociali: incontra senzatetto, persone con disturbi mentali, e tossicodipendenti, spesso senza strumenti adeguati per farlo.
A questo si sommano i rischi fisici legati all’equipaggiamento. Il peso di giubbotti antiproiettile, radio, armi letali e non letali, telecamere indossabili e kit di pronto soccorso possa causare danni muscolo-scheletrici a lungo termine. Paradossalmente, la normativa europea sugli equipaggiamenti di protezione individuale esclude esplicitamente le forze dell’ordine dal suo campo di applicazione.
Morti in servizio: storie che l’Europa non conta.
Dietro le statistiche ci sono volti e storie. In Spagna, nel giugno 2025, un sub-ispettore di 48 anni è morto inseguendo dei ladri mentre tornava a casa dal lavoro. In Belgio, un agente di 35 anni è stato ucciso in Francia travolto da un’auto durante un inseguimento. In Portogallo, nell’ottobre 2025, un poliziotto è stato speronato e ucciso da un’imbarcazione sospettata di traffico di droga nelle acque di confine sul fiume Guadiana. In Italia, tre agenti sono morti in un’esplosione di gas durante l’esecuzione di uno sfratto in una cascina del Nord. In Irlanda, un poliziotto è stato investito e ucciso da una motocicletta mentre presidiava un posto di controllo per eccesso di velocità.
Storie che illustrano la brutalità del rischio quotidiano, ma che restano invisibili nelle statistiche: l’Europa, infatti, non dispone di alcun registro centralizzato dei poliziotti morti in servizio.
La spinta verso il riconoscimento.
Qualcosa si muove, però, sul fronte istituzionale. Nel dicembre 2023, il portavoce della Confederazione spagnola di Polizia ha presentato al Parlamento europeo una petizione formale per il riconoscimento dei diritti lavorativi degli agenti a livello comunitario. Nel novembre 2025, la Dichiarazione di Torremolinos di Eurocop ha chiesto un meccanismo europeo unificato per il monitoraggio delle violenze contro i poliziotti e, soprattutto, il riconoscimento ufficiale della professione come attività ad alto rischio.
Sul piano legislativo, nel febbraio 2025 due eurodeputati spagnoli del PPE hanno depositato una proposta formale per classificare poliziotti, militari, agenti penitenziari e doganali come lavoratori in condizioni di rischio elevato in tutta l’UE. La proposta, dichiarata ammissibile dalla presidente del Parlamento Roberta Metsola, è ora all’esame della commissione per l’Occupazione.
