8 Maggio 2026
Politica

Politiche giovanili, le Regioni chiedono più fondi ma ignorano la vera urgenza: coinvolgere i giovani.

Nel corso dell’ultimo incontro tra il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, e gli assessori regionali riuniti nella Commissione Politiche sociali della Conferenza delle Regioni, si è tornato a parlare di politiche giovanili e Servizio Civile Universale. Al centro del confronto, l’ennesima richiesta delle Regioni di aumentare il Fondo destinato alle politiche giovanili, con l’obiettivo – dichiarato – di rafforzare gli interventi a favore delle nuove generazioni.

Ma ancora una volta, il nodo cruciale è stato accuratamente evitato: nessuna delle Regioni ha avanzato la minima proposta per modificare l’attuale governance della spesa, che continua a escludere sistematicamente le organizzazioni giovanili qualificate e, soprattutto, i diretti destinatari degli interventi – i giovani.

Dietro le formule di rito e i toni concilianti sul “rafforzamento della collaborazione istituzionale”, rimane intatto un meccanismo decisionale centralizzato, chiuso e autoreferenziale, che relega i giovani al ruolo di beneficiari passivi, quando dovrebbero essere protagonisti del processo di costruzione delle politiche che li riguardano. Insomma, politiche e interventi calati dall’alto senza il coinvolgimento ex ante dei giovani. Il solito paradigma politico è anche oggi confermato.

Ogni narrazione sulla presunta “valorizzazione dei territori” si scontra con la realtà: nessuna concertazione effettiva, nessun tavolo strutturato di confronto con il mondo giovanile organizzato, né con chi lavora ogni giorno sul campo nei quartieri, nelle scuole, negli spazi civici, a diretto contatto con il disagio e le potenzialità delle nuove generazioni. La “bassa politica” continua a fottersene delle buone pratiche e dell’approccio sostanziale e di servizio pubblico.

Il paradosso è evidente: mentre si chiede a gran voce un aumento delle risorse pubbliche, non si pretende alcuna trasparenza, partecipazione o verifica sull’efficacia degli interventi. E nemmeno si accenna a una revisione della governance che garantisca un reale coinvolgimento di chi ha competenza e voce in capitolo, dai forum giovanili alle reti del Terzo settore giovanile, fino ai singoli giovani cittadini.

La prossima tappa del confronto è fissata per fine maggio. Ma se davvero si vuole parlare di “armonia” e “efficacia” degli interventi, è giunto il momento di superare la gestione dall’alto e aprire finalmente uno spazio reale di confronto con chi quei fondi dovrebbe viverli, non solo subirli. Perché senza ascolto e partecipazione, le politiche giovanili rischiano di essere poco più che un esercizio di bilancio.

foto https://www.regioni.it/