Politiche giovanili, Fabiana Dadone: “Oltre 85 milioni di euro approvati in conferenza Stato-Regioni”. Continua a mancare il requisito della programmazione partecipata.

“Per calibrare interventi necessario confronto con i giovani”, dichiarava circa 3 giorni fa la ministra Fabiana Dadone nell’ambito del progetto Giovanisì, organizzato dalla Regione Toscana. Un’esortazione, forse, diretta a ottenere l’altrui partecipazione e richiamare l’esigenza di ascoltare i giovani nella costruzione delle politiche pubbliche.

Un nuovo corso platealmente disatteso all’interno del documento approvato dalla conferenza unificata Stato-Regioni per la ripartizione per l’anno 2022 del “Fondo per le politiche giovanili”, dove, seppur in presenza di un robusto aumento delle risorse – oltre 85 milioni di euro -, continua a mancare per gli enti locali il requisito della programmazione partecipata degli interventi con giovani e organizzazioni giovanili.

Svarione – per nulla sorprendente a dire il vero – facilmente riscontrabile nell’atto al Punto 09 del verbale della seduta del 28 aprile 2022 e – cosa ancora più stupefacente – nonostante il perdurare dell’emergenza epidemiologica e l’accentuazione delle disuguaglianze territoriali tra i/le giovani italiani/e, specialmente con riferimento ai ragazzi/e residenti nelle aree rurali. Realtà locali, va rimarcato, ‘coerentemente’ snobbate anche nella programmazione dello stesso Neet Working Tour promosso dalla ministra Dadone.

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Ma è pur sempre tempo di festeggiamenti per la ministra Fabiana Dadone, nonostante i legittimi dubbi sull’impatto delle fallimentari, nonché autoreferenziali politiche per i giovani intraprese negli ultimi tempi: “È una cifra record che corona un percorso concreto ed efficace verso politiche in aiuto dei ragazzi italiani. Tutto questo – prosegue l’esponente del Governo Draghi – dopo i 35 milioni ottenuti nel 2021 per le politiche giovanili, dopo le norme sull’aiuto e sull’indipendenza abitativa – come dimenticare l’abbassamento del tetto delle detrazioni per i giovani -, dopo il fondo sulle dipendenze e tante altre norme fatte in pochi mesi. Non posso che dirmi soddisfatta del percorso intrapreso e le piazze piene del NEET Working Tour sono anche occasione per me di raccontare tutte queste battaglie vinte in favore dei giovani italiani”.

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Volendo, invece, riflettere sulla realtà e sui processi mirati a migliorare i servizi di orientamento dei giovani, come saranno innovati i servizi promossi dai centri per l’impiego, scuole e università? Può considerarsi sostenibile e proattiva la spendita di risorse pubbliche a favore degli Enti locali senza l’avvio di un processo di innovazione centrato sul coinvolgimento dei beneficiari nella costruzione dei percorsi di orientamento? Basterebbe provare a contattare un qualsiasi ufficio di orientamento locale per testare tempi e performance del servizio o, ancora, valutare le insostenibili azioni spot portate avanti dagli enti locali per lo sviluppo della vocazione d’impresa tra i più giovani. Come consentire, infine, la piena partecipazione e inclusione alla vita politica, culturale e sociale dei giovani attraverso trite e ritrite iniziative burocratiche calate dall’alto?

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Può ritenersi vincente l’azione politica di un Governo mirata a mantenere i giovani in una condizione di incontrovertibile passività? Si può veramente parlare di “battaglie vinte in favore dei/delle giovani italiani/e” ministra Dadone?

foto giovani.gov.it