Politiche giovanili e giovani. Le linee programmatiche di Alessandra Todde.

Ricreare il patto generazionale tra i giovani sardi, ai quali devono essere dati gli strumenti per creare in Sardegna il proprio presente e futuro, e anziani, ovvero i custodi dei valori e della conoscenza delle nostre comunità.

Parte da qui il programma delineato dalla Presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, per l’inclusione dei giovani sardi.

“Vogliamo lavorare per tessere inclusione e benessere, collegando diritti di cittadinanza, famiglia, sport e prevenzione della violenza – spiega la Presidente -. Istituiremo un fondo per le spese essenziali di famiglie vulnerabili, promuoveremo la partecipazione attiva attraverso consulte cittadine e sosterremo il terzo settore e il volontariato. Vanno poste in primo piano l’educazione giovanile alla rappresentanza sociale e l’importanza dello sport come veicolo di valori positivi e inclusione, prevedendo la creazione di strutture coordinate per una gestione integrata delle politiche giovanili, sportive e di benessere familiare. Sosterremo queste azioni fornendo all’agenzia educativa per eccellenza, la scuola, la figura dello psicologo scolastico in modalità continuativa”.

Inclusione che non può essere slegata dalla questione abitativa: “Dobbiamo garantire alloggi dignitosi e accessibili, affrontando l’insicurezza abitativa e promuovendo l’inclusione sociale. L’edilizia sociale è importante per fornire soluzioni abitative a prezzi accessibili. Servono azioni concrete per migliorare la gestione del patrimonio edilizio, per promuovere la sostenibilità ambientale e rivitalizzare i piccoli centri. È necessario – prosegue – un monitoraggio efficace e servono interventi per la sostenibilità e per l’aiuto alle famiglie nei piccoli centri, così come per invertire fenomeni di spopolamento e denatalità, creando un ambiente favorevole e garantendo i servizi necessari alla vita familiare e al benessere delle comunità”.

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lmportante l’introduzione di una nuova logica alla base dei servizi per il lavoro e attivare nuove alleanze per fermare l’emigrazione giovanile dall’Isola: “L’economia sarda è fragile, dipendente dall’intervento pubblico e troppo legata all’economia nazionale, ha un basso PIL pro capite, una struttura produttiva debole e una demografia in calo. È essenziale rafforzare l’economia locale, sfruttando opportunità come il PNRR, con politiche orientate a piena occupazione, sostenibilità, inclusione e qualità del lavoro, coinvolgendo tutti gli attori nel “Patto per il buon lavoro. Il mercato sardo del lavoro mostra un alto livello di precarietà e una massiccia emigrazione giovanile, aggravata dall’invecchiamento demografico. La strategia proposta punta a invertire l’emigrazione e attrarre talenti, valorizzando l’alta formazione e l’inserimento lavorativo con un focus su innovazione e smart working. Vanno coordinati gli sforzi per integrare politiche attive, formazione, e servizi per l’impiego. È cruciale adattare il mercato del lavoro alle dinamiche globali, promuovendo l’occupabilità e l’integrazione dei migranti, con un occhio attento alla qualità e alla dignità del lavoro”.

Interessante anche la proposta della Presidente per la riforma del sistema formativo in Sardegna che, negli anni, ha visto purtroppo l’erogazione di iniziative formative spesso paracule, per usare un eufemismo, e prive di impatto. “Si propone una legge organica per riformare il sistema formativo, includendo l’accreditamento delle agenzie e la collaborazione tra formazione e istruzione. L’istituzione di un Osservatorio della formazione professionale mira a sincronizzare l’offerta formativa con le esigenze di mercato. Serve migliorare le competenze digitali, certificare le qualifiche e supportare piccole imprese e individui fragili nella formazione, contribuendo così alla capacità di adattamento del sistema economico e all’innovazione”.

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Importante, ancora, la promozione di iniziative per rafforzare l’istruzione STEAM, soprattutto per le bambine e le ragazze, l’orientamento professionale, la mobilità internazionale dei giovani, e la partecipazione sociale, puntando a un’offerta formativa che rispecchi i bisogni attuali e futuri”. Temi, fino ad oggi, decisamente fuori dai radar delle forze che hanno governato nel corso della XVI Legislatura regionale.

Da combattere, ancora, la dispersione scolastica e recuperare i ritardi del sistema educativo in Sardegna: “Ci proponiamo di innovare l’offerta formativa e di aumentare le risorse per il diritto allo studio. È opportuna una Legge Quadro sull’Istruzione e la Formazione per adeguarle alle esigenze dei tempi, ottenibile attraverso due leve fondamentali: il confronto con le istituzioni scolastiche e la messa in campo di una stretta collaborazione con lo Stato centrale per un accordo quadro che valorizzi e preservi la scuola sarda dalle logiche razionalistiche dei numeri. Occorre – ha aggiunto la Todde – riprendere l’Osservatorio sulla dispersione scolastica, monitorarne i risultati, riprogrammare azioni mirate e aumentare i finanziamenti per l’innovazione nella didattica e per i progetti di scuola aperta. Vogliamo promuovere l’inclusione sociale attraverso l’educazione, con un focus sull’integrazione di categorie discriminate e sull’accesso all’istruzione per tutti. Vogliamo incoraggiare la pratica dello sport e stili di vita sani nelle scuole attraverso misure dedicate. L’obiettivo è trasformare la Sardegna in un’isola dell’intelligenza e dell’istruzione: la scuola torni ad essere un ambiente accogliente, inclusivo e un presidio culturale territoriale centrale per i nostri giovani e le nostre giovani”.

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“Vogliamo combattere l’abbandono scolastico intervenendo sulle sue cause: difficoltà economiche, ingresso precoce nel mercato del lavoro, difficoltà a raggiungere la scuola in modo agevole e continuativo o demotivazione dovuta a rendimenti scolastici mediocri. Servono interventi mirati e serve agire su più fronti: sostegno economico, collegamento tra scuola e lavoro, un sistema di trasporto su misura degli studenti e innovazione della didattica per aumentare il loro interesse. È importante l’educazione alla complessità e all’innovazione tecnologica e va invertita la tendenza politica al contenimento delle risorse a discapito della qualità dell’istruzione. Serve stimolare la cooperazione tra scuole e terzo settore per progetti condivisi di contrasto all’abbandono”.

Una scuola sarda che dovrà aprirsi (si spera) alle migliori espressioni del territorio sardo: “Sappiamo quanto uno spazio accogliente, multifunzionale e innovativo incida sulla qualità dell’apprendimento: vogliamo ripensare gli spazi educativi per contrastare l’abbandono scolastico, promuovendo ambienti didattici meno statici, che stimolino lo sviluppo creativo e dinamico degli studenti. L’obiettivo è creare ambienti flessibili, polifunzionali e sostenibili, sostenere l’orientamento formativo e migliorare i servizi educativi dagli asili alle università. Vogliamo inoltre implementare un modello di didattica innovativa ed inclusiva, concentrando gli sforzi sul rafforzamento dell’offerta formativa nelle aree periferiche, interne e rurali per ridurre il divario educativo attraverso un modello che si basa sulla rete delle piccole scuole”.

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