15 Ottobre 2026
Europa

Politiche di coesione per le aree rurali: servono più investimenti e strategie di “reale impatto”.

Le aree rurali coprono l’83% del territorio dell’Unione europea e ospitano un quarto della sua popolazione. Nonostante il loro potenziale, però, sono ancora oggi segnate da divari economici, demografici e infrastrutturali rispetto ai contesti urbani. A tal fine, il Parlamento europeo si appresta a discutere, nel corso della sessione plenaria di giugno, una relazione d’iniziativa volta a rafforzare queste zone attraverso un uso mirato della politica di coesione.

Secondo i dati Eurostat del 2023, il reddito medio nelle aree rurali europee è pari all’87,5% di quello registrato nelle aree urbane. Il nono rapporto della Commissione sulla coesione economica, sociale e territoriale evidenzia alcune delle criticità principali: trasporti e connettività digitale insufficienti, scarsa presenza di servizi pubblici, accesso limitato ai mercati, mancanza di occupazione diversificata e un progressivo declino demografico legato all’invecchiamento e all’esodo giovanile. Difficile assistere a uno scenario di segno opposto, alla luce della crescente inaccessibilità delle cosiddette “opportunità europee” per i territori rurali in Ue.

Nel febbraio 2025, Bruxelles ha presentato la nuova “Visione per l’agricoltura e il cibo”, che punta a valorizzare la qualità della vita nelle aree rurali, tutelare il patrimonio culturale europeo e promuovere condizioni lavorative più eque. A maggio, sono state inoltre annunciate misure di semplificazione della Politica Agricola Comune (PAC), mentre la revisione di medio termine della politica di coesione ha incluso proposte per rafforzare la competitività dell’UE, la resilienza idrica e la transizione energetica, anche nelle zone rurali. Ma, come noto, di risultati non si può parlare.

Il Comitato per lo Sviluppo Regionale (REGI) ha adottato a maggio 2025 una relazione che propone una strategia integrata per lo sviluppo rurale. Tra le priorità, figurano investimenti nelle infrastrutture di trasporto, nella digitalizzazione, nella valorizzazione del patrimonio culturale, nel turismo sostenibile e nei servizi essenziali come sanità e istruzione.

Particolare attenzione viene posta sul ruolo delle donne nelle comunità rurali e sulla necessità di incentivare il loro contributo economico e sociale. Per contrastare il calo demografico, REGI chiede incentivi mirati per trattenere e attrarre giovani residenti.

La relazione sollecita una politica di coesione “decentrata e basata sui territori”, con un accesso semplificato ai fondi e un maggiore supporto tecnico alle autorità locali, per migliorare l’efficienza nell’uso delle risorse europee.

Tra le misure proposte figurano anche: il rafforzamento delle filiere corte agroalimentari, la promozione di etichette di qualità, la tutela del modello agricolo familiare e l’espansione della produzione di energia rinnovabile. Il rapporto sottolinea inoltre l’importanza di aumentare la resilienza ai disastri naturali, in particolare attraverso una gestione integrata delle risorse idriche.

Secondo REGI, strategie di “specializzazione intelligente” e diversificazione economica potrebbero aprire nuove opportunità nei territori rurali, contribuendo anche a combattere la povertà.

In conclusione, continua a non palesarsi la minima visione e strategia per lo sviluppo rurale nel quadro della programmazione post-2027, mirata sostanzialmente a colmare il divario con le aree urbane e costruire un futuro sostenibile e inclusivo anche nelle zone più periferiche dell’Unione.