Nei giorni scorsi la DIGOS ha sgominato una rete di estremisti di destra, con ramificazioni in tutta Italia (Sardegna inclusa), che si sospetta volesse fondare un partito neonazista. Del gruppo facevano parte numerose persone con storie e trascorsi differenti, alcuni con precedenti penali legati a reati violenti e di mafia.

Le attenzioni della stampa italiana, tuttavia, si sono concentrate unicamente su uno dei componenti del gruppo: una ragazza di 26 anni, dai lunghi capelli biondi, con una svastica tatuata sulla schiena e vincitrice del concorso on line “Miss Hitler 2019”. Quasi tutti i giornali, a iniziare dal Corriere della Sera, hanno pubblicato le sue foto, il suo nickname facebook, dando alla sua partecipazione al concorso di bellezza per neonaziste una rilevanza pari, se non superiore, alle gravi accuse rivolte alla rete di estremisti.

Lungi da noi il voler sminuire eventuali responsabilità e colpe della ragazza, su cui sono in corso delle indagini; men che meno il sottovalutare la sua adesione a un’ideologia ripugnante. Constatiamo tuttavia che l’attitudine sessista a voler sbattere in prima pagina il mostro donna (di volta in volta mantide, vedova nera, madre degenere ecc.) sempre e comunque, anche in presenza di mostri uomini è quanto mai radicata. Molta strada deve ancora essere fatta per un’effettiva eguaglianza di genere. Una strada che passa necessariamente per il superamento degli archetipi sessisti della narrazione massmediatica mainstream.