8 Giugno 2026
Europa

Politica migratoria e Trattato sull’Unione Europea: il fragile equilibrio tra sovranità nazionale e regole comuni.

Alla luce delle continue tensioni legate alla gestione dei flussi migratori interni all’Unione Europea, la Commissione europea ha chiarito i limiti entro cui gli Stati membri possono agire unilateralmente in materia di sicurezza e controllo delle frontiere. La precisazione arriva in risposta a un’interrogazione scritta dell’eurodeputato Marcin Sypniewski del gruppo dell’Europa delle Nazioni Sovrane, che ha sollevato il caso della Germania e dei suoi controlli alle frontiere, accusando Berlino di aver trasferito migranti espulsi direttamente al confine polacco.

Sypniewski, nell’occasione, ha invocato l’Articolo 72 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), secondo cui gli Stati membri mantengono il diritto di adottare misure unilaterali per garantire l’ordine pubblico e la sicurezza interna. La domanda, in particolare, chiedeva se sulla base di questo principio la Polonia potesse a sua volta respingere migranti o rifiutarne l’ingresso.

Nella risposta ufficiale, il commissario Magnus Brunner ha ribadito che l’articolo 72 TFUE – il Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea – consente sì deroghe al diritto secondario europeo, ma “solo in circostanze eccezionali, ben definite, temporanee e sotto il controllo della Corte di giustizia dell’UE.” Le misure adottate devono inoltre essere proporzionate e strettamente necessarie.

Per quanto riguarda la gestione dei migranti irregolari tra Stati membri, la Commissione ha ricordato poi che l’articolo 6(3) della Direttiva Rimpatri consente il rientro dei migranti in base ad accordi bilaterali già in vigore alla data di adozione della direttiva, e nel rispetto delle disposizioni del Regolamento Dublino.

Nel nuovo Regolamento sui Rimpatri, proposto l’11 marzo 2025, è previsto che gli Stati membri possano anche stipulare nuovi accordi bilaterali o forme di cooperazione per agevolare il rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi che attraversano le frontiere interne in modo irregolare.

Sulla questione specifica delle presunte deportazioni verso la Polonia da parte delle autorità tedesche, Bruxelles non ha condannato apertamente Berlino, ma ha sottolineato che eventuali azioni devono rientrare nel quadro legale europeo e che la Commissione sta monitorando la situazione. Non sono stati annunciati, per ora, provvedimenti formali contro la Germania.

La risposta della Commissione evidenzia, in sintesi, le criticità nel far rispettare in Ue il delicato equilibrio tra la sovranità nazionale in materia di sicurezza e il rispetto delle norme comuni dell’Unione Europea in tema di asilo e immigrazione.