17 Marzo 2026
Sardegna

Politerapia e tumori, le interazioni tra farmaci incidono fino al 4% dei decessi oncologici

Due terzi dei pazienti oncologici in trattamento attivo sono esposti al rischio di interazioni farmacologiche. Nei casi più gravi, queste condizioni sono responsabili del 2% dei ricoveri ospedalieri e possono contribuire fino al 4% dei decessi per cancro. Un impatto ancora sottovalutato, nonostante le conseguenze sull’efficacia delle cure e sulla qualità di vita.

È il quadro emerso oggi all’Università Statale di Milano durante il convegno nazionale “Le interazioni farmacologiche nella gestione del rischio clinico: guida ragionata nel percorso decisionale (e all’etica della scelta)”, promosso dal Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia (DIPO).

Nel 2025 in Italia sono state stimate circa 390mila nuove diagnosi di tumore. “Il rischio di interazioni aumenta per l’uso concomitante di farmaci di supporto come antiemetici, analgesici, anticonvulsivanti e corticosteroidi”, spiega Gianluca Vago, direttore del DIPO. “La politerapia può compromettere efficacia e sicurezza delle cure anticancro, riducendo l’effetto terapeutico o generando eventi avversi inattesi. Anche l’autoprescrizione può determinare interazioni pericolose, con un impatto rilevante sul Servizio sanitario nazionale”.

La dimensione etica e psicologica della scelta.

Il tema non è solo clinico ma anche etico. “In oncologia la decisione terapeutica, soprattutto nei casi avanzati, implica una valutazione complessa del beneficio atteso”, sottolinea Gabriella Pravettoni, ordinaria di Psicologia delle decisioni al DIPO e direttrice della Divisione di Psiconcologia dello IEO. “Occorre integrare competenze cliniche e soggettività del paziente, considerando valori, paure e priorità. L’etica della scelta richiede equilibrio tra appropriatezza, proporzionalità e rispetto dell’autonomia”.

Un ruolo crescente è attribuito ai Patient-Reported Outcome (PRO), questionari standardizzati che raccolgono direttamente la percezione del paziente su sintomi e qualità di vita. “Oggi pochi ospedali adottano un monitoraggio sistematico dei sintomi riferiti dai malati”, osserva Pravettoni. “Serve un cambio di passo: i PRO devono diventare uno strumento strutturale, non solo teorico, anche per rafforzare il coinvolgimento attivo del paziente”.

Interazioni sempre più complesse.

La crescente varietà dei trattamenti – chemioterapia, terapie mirate, ormonali, anticorpi monoclonali e farmaco-coniugati – rende ancora più articolata la gestione delle interazioni. “Ogni classe di farmaci presenta caratteristiche specifiche”, spiega Romano Danesi, ordinario di Farmacologia al DIPO. “Il metabolismo è influenzato da fattori genetici, età, funzionalità epatica e renale, dieta. Spesso le interazioni tra farmaci, alimenti e integratori sono sottovalutate”.

Uno studio su oltre 5.600 casi ha evidenziato che il 63% delle interazioni riguarda terapie mirate, contro il 21% degli agenti citotossici e il 19% delle terapie ormonali. Anche l’immunoterapia, che ha rivoluzionato la storia naturale di molte neoplasie, non è esente da criticità. “L’efficacia dei farmaci immunoncologici può ridursi se associata ad antibiotici, corticosteroidi o inibitori della pompa protonica”, avverte Giuseppe Curigliano, ordinario di Oncologia medica al DIPO e presidente eletto dell’ESMO. “La collaborazione multidisciplinare tra oncologi e farmacologi è fondamentale per prevenire e gestire queste interazioni”.

Il peso della dimensione psicologica.

Accanto agli aspetti farmacologici, emerge il ruolo dello stato psicologico. “Depressione e stress possono influire sulla prognosi, modificando comportamenti, microbiota intestinale e risposta infiammatoria sistemica”, evidenzia Ketti Mazzocco, associata di Psicologia al DIPO e psiconcologa allo IEO. “Informare pazienti e caregiver sui rischi della politerapia e sulla corretta aderenza alle cure è una strategia chiave per ridurre le complicanze”.

foto Michal Jarmoluk da Pixabay.com