Polemica sulla “Resilience Tax”: una tassa centrale che svuota i Comuni.
Nata come tassa di soggiorno destinata a migliorare i servizi turistici locali, la nuova “Resilience Tax” introdotta dal governo greco sta suscitando un acceso dibattito. Il provvedimento, che ha aumentato fino al 700% il gettito rispetto alla precedente imposta di alloggio, trasferisce la gestione delle entrate al governo centrale, sottraendo risorse fondamentali ai comuni.
Dall’imposta di soggiorno alla “tassa di resilienza”.
La misura, che colpisce il settore turistico — responsabile di oltre il 30% del PIL nazionale — nasce con l’obiettivo dichiarato di finanziare azioni contro il cambiamento climatico e per la ricostruzione post-disastri naturali. Tuttavia, come sottolineato dall’eurodeputato Yannis Maniatis (S&D), tali azioni sono già coperte da altri strumenti europei, come il Recovery and Resilience Fund (RRF).
Maniatis denuncia che, dietro il cambio di nome, si nasconda una centralizzazione delle risorse, che priva le amministrazioni locali di fondi utili per affrontare problemi quotidiani come la manutenzione urbana, la pulizia o la gestione dei flussi turistici. “Le comunità locali restano senza aiuti e senza risorse proprie”, ha accusato l’eurodeputato.
La replica della Commissione: “Competenza nazionale”.
Rispondendo all’interrogazione parlamentare, il commissario europeo Apostolos Tzitzikostas ha chiarito che la materia fiscale resta di competenza esclusiva degli Stati membri, i quali decidono autonomamente come istituire o modificare le imposte e come distribuirne i proventi tra Stato, regioni e comuni.
Le cosiddette “tasse turistiche”, ha precisato Tzitzikostas, sono di norma riscosse a livello locale o regionale, ma le pratiche variano da Paese a Paese. Queste imposte, se ben gestite, possono contribuire a una transizione sostenibile del settore turistico, migliorando infrastrutture e servizi.
Gli strumenti europei già disponibili.
La Commissione ha inoltre ricordato che l’Unione dispone già di fondi specifici per affrontare i danni climatici e naturali, rendendo superfluo l’utilizzo di una tassa centrale come la “Resilience Tax”. Tra questi strumenti figurano il Recovery and Resilience Facility, creato per aiutare gli Stati membri a uscire più forti dalla crisi post-COVID e a rafforzare la resilienza climatica, i Fondi di Coesione, il Fondo di Solidarietà dell’UE (EUSF), operativo dal 2002, che interviene in caso di catastrofi naturali gravi e il Meccanismo di Protezione Civile dell’Unione, attivabile in caso di emergenze su richiesta delle autorità nazionali.
Autonomia locale contro centralismo fiscale.
La questione solleva un nodo politico più ampio: l’equilibrio tra autonomia locale e controllo centrale delle entrate fiscali.
Molti amministratori locali e osservatori criticano il modello greco come un passo indietro nella governance territoriale, temendo che l’accentramento delle risorse riduca la capacità dei comuni di intervenire direttamente sui problemi generati dal turismo di massa.
Nel frattempo, a Bruxelles cresce l’interesse per capire se il caso greco possa diventare un precedente pericoloso: un modello che, in nome della “resilienza”, rischia di indebolire la stessa sostenibilità delle comunità locali.
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