13 Maggio 2026
Politica

PNRR Salute, la Corte dei Conti certifica il flop: solo il 3,8% delle strutture è operativo

Non è un’opinione, sono i numeri della Corte dei Conti. E quei numeri raccontano una storia ben diversa dalla narrazione ufficiale sui progressi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza in campo sanitario. A denunciarlo con forza è Antonio De Palma, presidente nazionale del Nursing Up, il sindacato degli infermieri, che torna a puntare i riflettori sulla Missione 6 Salute dopo l’audizione della magistratura contabile alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato del 28 aprile scorso.

“Basta con la narrazione dei successi di carta”, attacca De Palma. “La realtà descritta dalla Corte dei Conti è quella di un Servizio Sanitario Nazionale che langue”.

Case e Ospedali di Comunità: le nuove scatole vuote della sanità italiana.

I dati sono impietosi. Delle 1.715 Case della Comunità programmate dal PNRR, appena 66 garantiscono personale h24 e servizi completi , meno del 4% del totale. Gli Ospedali di Comunità attivi sono solo 163 su 594 previsti, poco più di uno su quattro. Strutture che nella stragrande maggioranza dei casi, secondo De Palma, “non rispettano nemmeno gli standard previsti dal decreto ministeriale 77/2022, che vuole un modello assistenziale con presenza continuativa e presa in carico reale dei pazienti”.

A rendere il quadro ancora più preoccupante, la stessa Corte dei Conti parla di un monitoraggio condotto “al buio”: solo Lazio e Basilicata trasmettono dati in tempo reale, mentre nel 2025 si sono accumulate 57 milioni di prestazioni in lista d’attesa. Nel frattempo, la spesa sanitaria programmata per quest’anno è stata tagliata di 2,46 miliardi rispetto alle stime di ottobre, trascinando il rapporto spesa/PIL all’5,88% nel 2029 , ben al di sotto della soglia d’allarme fissata dai parametri OCSE.

L’esodo degli infermieri: la Lombardia guida la fuga.

La crisi del personale è l’altro grande nodo irrisolto. I dati sulle dimissioni anticipate registrate nel 2025 dipingono uno scenario da allarme rosso. La Lombardia guida la classifica con 1.605 dimissioni volontarie, seguita da Veneto e Toscana con circa 800 ciascuna, Emilia-Romagna e Piemonte con 600. Il fenomeno non risparmia il Sud: 345 dimissioni in Campania, circa 200 ciascuna in Puglia, Sardegna, Liguria, Marche e Friuli-Venezia Giulia.

“In queste condizioni è un salto nel vuoto garantire l’assistenza domiciliare e lo sviluppo degli infermieri di famiglia e comunità previsti dal PNRR”, denuncia De Palma. Secondo il fabbisogno stimato da Agenas, mancano oltre 20mila infermieri di comunità. La Calabria è ufficialmente sotto la soglia di sufficienza territoriale, mentre Sicilia e Provincia di Bolzano mostrano criticità nell’area della prevenzione dei Livelli Essenziali di Assistenza.

Il paradosso è tutto nei numeri: l’Italia dichiara il 63,7% degli obiettivi PNRR raggiunti, ma nel frattempo paga 2,8 miliardi di interessi passivi sui prestiti europei mentre taglia la spesa sanitaria.

“Se la flessibilità vale per le armi, valga anche per la sanità”.

La critica più politica del Nursing Up tocca poi le priorità di bilancio del governo. L’Italia sta chiedendo all’UE di applicare i “Fattori Rilevanti” previsti dal Regolamento europeo 2024/1263 sulla governance economica per giustificare uno scostamento dai vincoli di deficit legato all’aumento delle spese per la difesa: una flessibilità pari allo 0,15% del PIL, ovvero circa 3,7 miliardi di euro destinati al comparto militare.

“Chiediamo che la stessa determinazione politica e lo stesso coraggio negoziale vengano usati per il personale sanitario”, afferma De Palma. “Se la flessibilità europea vale per le armi, deve valere a maggior ragione per le assunzioni infermieristiche”.

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