15 Ottobre 2026
Politica

Pnrr, l’ombra sulla trasparenza: mancano i dati su oltre 370mila progetti

Mentre il governo italiano predispone la domanda di pagamento per la decima ed ultima tranche di fondi europei, da 28 miliardi di euro, la trasparenza sul Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) registra ancora gravi lacune strutturali. Lo evidenzia l’ultimo aggiornamento di OpenPNRR, la piattaforma di monitoraggio indipendente di Openpolis.

Le istituzioni competenti parlano di oltre 670mila opere finanziate. I dati dettagliati a disposizione dei cittadini e dei ricercatori, tuttavia, si fermano a 291.387 progetti. Un divario di oltre 370mila interventi che rende impossibile un controllo puntuale sulla spesa pubblica.

Tra le voci più consistenti di cui non è possibile ricostruire importi, territori e stati di avanzamento, spiccano il contributo del Pnrr al Superbonus e la misura Transizione 4.0, che da soli movimentano oltre 30 miliardi di euro.

Anche laddove i dati sono presenti, rilevano da Openpolis, l’avanzamento fisico dei lavori appare lontano dal traguardo conclusivo. Al 13 giugno, data di riferimento dell’ultimo dataset pubblicato a metà luglio, il 58,1% dei progetti monitorabili risultava ancora in corso, mentre il 41,9% era stato completato. La situazione varia drasticamente sul territorio nazionale. In testa alla classifica dei completamenti c’è la Valle d’Aosta (67,3% di opere concluse), seguita da Basilicata (59,1%) e Piemonte (44,7%).

Al polo opposto si colloca la Sicilia, che con il 29,3% di progetti conclusi registra il peggior dato assoluto tra le regioni, escludendo gli interventi di portata nazionale e interregionale. Lombardia, Campania e Sicilia restano comunque le aree con il numero assoluto più alto di interventi finanziati.

131 scadenze spostate e un Parlamento escluso.

Il percorso del Piano continua a procedere per strappi, attraverso revisioni necessarie a non perdere i finanziamenti Ue. L’ultimo aggiornamento normativo, presentato il 12 giugno e definitivamente approvato il 27 agosto, ha interessato 131 scadenze collegate a 118 misure. Secondo l’analisi di Openpolis, il coinvolgimento del Parlamento in questa riprogrammazione è stato marginale.

Nella stragrande maggioranza dei casi (97 misure), la revisione ha mirato a semplificare la rendicontazione e a ridurre gli oneri amministrativi. In altri casi si è resa necessaria l’individuazione di alternative tecniche per preservare l’ambizione originaria dei progetti. Due misure sono state definitivamente soppresse per l’impossibilità di raggiungere gli obiettivi nei tempi previsti: l’investimento sulle connessioni ferroviarie nel centro-sud e il regime di credito d’imposta per il Mezzogiorno e la Zona economica speciale. A seguito di questi aggiustamenti, i traguardi (milestone) necessari per incassare l’ultima rata sono scesi da 159 a 156.

Il bollo auto e il contenzioso Ue: liquidità senza infrastrutture.

Un capitolo a parte merita la recente manovra sul bollo auto (Dl 162/2026), che sfrisce le economie di spesa del Pnrr per esentare dal pagamento, per il solo 2027, auto e moto di bassa e media potenza. Dal punto di vista contabile, l’operazione trova una base legale: l’articolo 30 del Dl 19/2026 prevedeva che le risorse non vincolate da obbligazioni giuridiche potessero confluire nella manovra di bilancio nazionale, anziché essere restituite a Bruxelles. Tali risparmi, pari a circa 1,6 miliardi di euro a febbraio 2026, sono stati riversati nelle casse dello Stato per la copertura degli oneri 2026.

Tuttavia, come ha sottolineato il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis in data 19 settembre, se il meccanismo è lecito sul piano formale, esso non aggiunge alcun valore agli obiettivi del Piano. “Il Pnrr non è uno strumento basato sui costi, ma sui risultati”, ha ricordato Dombrovskis, precisando che la misura sarà comunque esaminata nel contesto del semestre europeo. Spostare queste liquidità per coprire una sospensione fiscale, dunque, non genera infrastrutture, riforme o servizi, ma semplicemente un alleggerimento per il portafoglio delle famiglie, lontano dagli obiettivi di resilienza e transizione per cui i fondi sono stati originariamente assegnati.

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