PNRR, la Corte dei conti suona l’allarme e la scadenza di giugno si avvicina
L’Italia ha incassato dall’Europa il 79% dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ma sul territorio i cantieri faticano a tenere il passo. È questa, in sintesi, la fotografia scattata dalla Sezione delle autonomie della Corte dei conti, che analizza lo stato di attuazione dei progetti PNRR e PNC affidati agli enti territoriali come soggetti attuatori.
L’analisi , basata sui dati della piattaforma ReGiS aggiornati al 13 febbraio 2026 , ha passato in rassegna 122.092 progetti, riferiti a 8.382 enti locali, 21 regioni e province autonome e 200 enti del Servizio sanitario nazionale, per un valore complessivo di investimenti pari a circa 62,5 miliardi di euro, di cui oltre 48,5 miliardi coperti da finanziamenti PNRR.
I numeri: molti progetti avviati, pochi conclusi.
A fronte di 51.390 progetti dichiarati conclusi, ne restano 70.702 ancora in corso, che assorbono quasi 44,9 miliardi di finanziamenti PNRR , contro i soli 3,7 miliardi riferiti ai progetti già ultimati. Il dato più preoccupante riguarda i pagamenti: il livello complessivo è ancora inferiore alla metà del valore totale degli interventi, con la scadenza del 30 giugno 2026 che incombe.
Il referto individua una tensione strutturale tra la logica europea del Piano, fondata sul raggiungimento di milestone e target , e la concreta realizzazione degli investimenti sul territorio. L’Italia ha centrato 366 traguardi su 575 considerati, ricevendo trasferimenti da Bruxelles per 153,2 miliardi. Ma l’avanzamento procedurale dei progetti non si traduce automaticamente in avanzamento finanziario e materiale.
Nord e Sud: i soliti divari.
Le differenze regionali sono marcate. Alcune regioni hanno completato oltre la metà dei progetti assegnati: Valle d’Aosta guida la classifica con il 65%, seguita da Lombardia (57%), Piemonte (55%), Molise (53%) e Sardegna (52%). All’altro capo della graduatoria si trovano Sicilia (22,4%), Puglia (29,6%), Trentino-Alto Adige (29,8%), Basilicata (32,8%) e Lazio (33,1%).
Il divario si riproduce sul fronte dei pagamenti. Il Centro-Nord mostra livelli più elevati di avanzamento finanziario: Veneto al 54,5%, Friuli-Venezia Giulia al 53,3%, Trentino-Alto Adige al 52,9%. Nel Mezzogiorno, pur avendo ricevuto il 43,5% delle risorse PNRR destinate agli enti territoriali , in coerenza con l’obiettivo di riequilibrio previsto dal Piano , i pagamenti restano significativamente più bassi: Calabria al 29%, Campania al 30,7%, Sicilia al 32,1%, Sardegna al 34,5%.
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda i flussi finanziari tra amministrazioni centrali ed enti territoriali. Nonostante i trasferimenti statali siano aumentati da circa 11,9 a oltre 15,2 miliardi, il divario rispetto ai pagamenti effettivi degli enti territoriali continua ad ampliarsi , segno che le risorse arrivano, ma la capacità di spesa non cresce alla stessa velocità.
Sanità, dissesto e rifiuti: i settori sotto la lente.
Il referto di quest’anno approfondisce con focus specifici alcuni ambiti strategici: opere pubbliche, dissesto idrogeologico, ciclo dei rifiuti, rigenerazione urbana e sanità. Per il settore sanitario , dove la quota di risorse destinata al Mezzogiorno scende al 37,5% , vengono evidenziate criticità nella gestione degli investimenti per l’assistenza territoriale, l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione, con ritardi attuativi che penalizzano soprattutto il Sud.
La Corte dei conti non lancia un allarme formale, ma il messaggio è chiaro: le crescenti anticipazioni finanziarie degli enti territoriali e i livelli di pagamento ancora lontani dalla soglia del 50% impongono particolare cautela nel valutare la reale capacità delle amministrazioni locali di completare gli investimenti entro i termini stabiliti.
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