7 Marzo 2026
PoliticaSardegna

Pnrr Italia: spesa al 52% e un quarto dei progetti ancora in corsa.

A pochi mesi dalla scadenza del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il quadro che emerge è in chiaroscuro: circa un quarto dei progetti finanziati non è ancora vicino alla conclusione e la spesa effettivamente sostenuta supera di poco il 50% delle risorse disponibili. Per accelerare l’attuazione, il governo è intervenuto con una sesta revisione del piano, che ha modificato in modo più o meno significativo 173 misure.

Secondo i dati forniti dall’esecutivo, ed elaborati da Fondazione Openpolis, i progetti legati al Pnrr sono circa 550mila: di questi, 384mila risultano conclusi e altri 32mila in fase di completamento, mentre il 24,4% è ancora in corso e lontano dal traguardo. Un dato che preoccupa se si considera che gran parte degli interventi dovrà essere ultimata entro l’estate 2026, con gli ultimi mesi dell’anno dedicati alle verifiche finali.

Sul fronte finanziario, al 30 novembre 2025 la spesa ammontava a 101,3 miliardi di euro, pari al 52% della dotazione complessiva. L’Italia ha incassato finora 153,2 miliardi – circa il 79% dei 194,4 miliardi previsti – grazie al raggiungimento di 366 tra milestone e target, il 64% del totale.

Tuttavia, il rispetto del cronoprogramma è stato possibile solo attraverso ripetute modifiche del piano: dal 2023 a oggi Roma ha presentato a Bruxelles ben sei richieste di revisione, spesso accompagnate da rinvii o ridimensionamenti degli obiettivi iniziali. Un percorso condiviso da molti Paesi Ue, alle prese con inflazione, aumento dei costi e conseguenze della guerra in Ucraina.

La sesta revisione: 13,4 miliardi riallocati.

L’ultima revisione, approvata il 25 novembre scorso, non ha modificato la dotazione complessiva ma ha comportato una rimodulazione di 13,4 miliardi di euro. Per 83 misure si è trattato solo di semplificazioni amministrative; in 52 casi, invece, gli interventi sono stati sostanziali, con nuove modalità attuative e, talvolta, tagli ai target.

Tra le misure maggiormente ridimensionate figurano Transizione 5.0 (-3,8 miliardi), comunità energetiche (-1,4 miliardi), interventi contro il rischio idrogeologico (-910 milioni) e politiche attive del lavoro (-876 milioni). Al contrario, sono state rafforzate Transizione 4.0 (+4,7 miliardi), il fondo per i contratti di filiera (+2 miliardi) e la riforma delle infrastrutture ferroviarie (+1,2 miliardi).

Cresce inoltre il ricorso agli strumenti finanziari: 23,5 miliardi saranno gestiti tramite facility che consentono di assumere impegni entro il 2026, rinviando la realizzazione concreta delle opere agli anni successivi. Una soluzione suggerita dalla Commissione europea per evitare la perdita di fondi.

Meno scadenze, ma restano 209 obiettivi.

La revisione ha ridotto il numero complessivo di milestone e target da 614 a 575, soprattutto grazie ad accorpamenti e semplificazioni. Le ultime tre rate sono state alleggerite: gli obiettivi da raggiungere sono passati da 284 a 241. Nonostante ciò, restano ancora 209 scadenze da conseguire.

Il governo ha varato il 29 gennaio un nuovo decreto Pnrr per facilitare il completamento dei progetti e scongiurare il rischio di “reversal”, ossia la possibilità che risultati già certificati vengano rimessi in discussione, con l’obbligo di restituire parte dei fondi.

In attesa di dati aggiornati – fermi a ottobre 2025 – il monitoraggio resta cruciale. Le opere più complesse e onerose risultano infatti le più indietro, e il tempo a disposizione per chiudere il piano si sta rapidamente esaurendo.

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