PNRR e sviluppo sostenibile: l’Italia ha colmato solo metà del cammino verso gli obiettivi 2030
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha dato una spinta significativa all’Italia sulla strada dello sviluppo sostenibile, ma il percorso è ancora lungo. È questa la fotografia scattata dal nuovo Rapporto dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), presentato al CNEL con la partecipazione di istituzioni, mondo economico e ricerca.
I numeri parlano chiaro: nel 2021 il Paese accusava un ritardo medio del 78% rispetto agli Obiettivi dell’Agenda 2030 presi in esame. Oggi, grazie agli investimenti del PNRR, quella distanza si è quasi dimezzata, scendendo al 39%. Un risultato che tuttavia non basta. Per centrare i target entro il 2030 sarebbero necessari ulteriori 20 miliardi di euro, pari al 14% degli investimenti del Piano destinati ai territori e a circa 338 euro per ogni cittadino italiano.
Dove sono andati i soldi?
L’analisi rivela una distribuzione delle risorse tutt’altro che uniforme tra i diversi ambiti. La fetta più grande della torta è andata all’energia, che ha assorbito circa il 25% dei fondi, seguita da innovazione, infrastrutture e sistema produttivo (20%) e città sostenibili (14%). Salute e istruzione hanno ricevuto ciascuna attorno all’11% degli stanziamenti. Restano invece ai margini, o del tutto fuori dal radar del Piano, temi cruciali come la parità di genere, la riduzione delle disuguaglianze, la tutela della biodiversità e la cooperazione internazionale.
Un’Italia a due velocità.
Il Rapporto mette in luce anche un’Italia profondamente divisa sul piano territoriale. Abruzzo, Marche e Basilicata sono le regioni che hanno beneficiato di più, in termini relativi, dell’impatto del PNRR sui propri indicatori di sostenibilità. All’opposto, la Provincia autonoma di Bolzano, la Liguria, quella di Trento e l’Umbria risultano tra i territori che hanno registrato i progressi più contenuti.
Anche i fabbisogni finanziari aggiuntivi variano enormemente: si va dai 30 milioni stimati per la Valle d’Aosta ai 42 milioni del Molise, fino a superare i tre miliardi per Lombardia e Lazio.
