PNRR e PNC, la Corte dei conti promuove ma avverte: accelerare o si rischia di non finire
L’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza procede sostanzialmente in linea con gli obiettivi europei, ma restano zone d’ombra che preoccupano la magistratura contabile. È il quadro che emerge dalla relazione sullo stato di avanzamento a fine 2025, approvata dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato della Corte dei conti .
L’indagine ha passato al setaccio 34 misure del PNRR e 4 programmi del Piano nazionale complementare (PNC), per un valore complessivo di circa 87,78 miliardi di euro , il 39,55% delle risorse totali dei due Piani al netto dei definanziamenti. I soli controlli effettuati nel corso del 2025 hanno interessato circa 29,87 miliardi di euro, pari al 13,46% delle risorse disponibili. I settori esaminati spaziano dalla digitalizzazione della pubblica amministrazione alla sanità, dalle infrastrutture ferroviarie all’efficienza idrica, dalle energie rinnovabili alle politiche di inclusione sociale.
Il verdetto della Corte non è uniforme. Sul fronte della digitalizzazione, i progressi superano addirittura i traguardi programmati: un segnale positivo in uno dei settori più strategici del Piano. Tutt’altro scenario, invece, per le misure ambientali e infrastrutturali, dove persistono criticità già segnalate in precedenza dalla stessa magistratura contabile: alcune misure sono state rimodulate nei tempi, con il rischio concreto che diversi interventi legati alla mobilità sostenibile non vengano portati a termine a causa del ridimensionamento di alcuni progetti.
In ambito sanitario il quadro è misto: le misure per le Case e gli Ospedali di Comunità sono in linea con i target previsti, ma l’ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero accusa ritardi e richiede un’accelerazione.
Il nodo delle rimodulazioni.
A partire dal 2023, le modifiche introdotte al PNRR ne hanno reso l’attuazione più realistica, riconosce la Corte. Ma l’avvertimento è chiaro: le continue rimodulazioni finanziarie e progettuali rischiano di snaturare l’impostazione originaria di alcune misure, allontanando il Piano dai suoi obiettivi fondanti.
Anche sul fronte del PNC la situazione richiede attenzione: pur essendo la maggior parte dei lavori avviata, alcune difficoltà attuative impongono la revisione dei cronoprogrammi, soprattutto nei casi in cui intervengono più soggetti attuatori o strutture di governance particolarmente complesse.
Con la fase conclusiva del Piano all’orizzonte, la Corte dei conti lancia un doppio appello alle amministrazioni: accelerare gli interventi ancora in corso e, al tempo stesso, garantire la sostenibilità futura delle infrastrutture e dei servizi realizzati. Non basta costruire , occorre anche misurare. La magistratura contabile chiede infatti l’adozione di strumenti capaci di rilevare i benefici concreti prodotti per la collettività: perché un Piano da centinaia di miliardi si giudica, in ultima analisi, dai cambiamenti che riesce a generare nella vita reale dei cittadini.
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