Pnrr, cosa cambia dopo le ultime revisioni: progetti ancora in corso e fondi riallocati
A pochi mesi dalla scadenza del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), il quadro sull’attuazione resta complesso. Secondo l’ultima rilevazione di Fondazione Openpolis, circa un quarto dei progetti finanziati risulta ancora lontano dalla conclusione, mentre la quota di risorse effettivamente spese si ferma poco sopra il 50%. In questo contesto il governo è intervenuto con la sesta revisione del piano, approvata dalle istituzioni europee, che ha modificato in modo significativo l’impianto originario.
Stato di avanzamento: progetti e spesa.
I progetti finanziati dal Pnrr sono oltre 550mila. Di questi, circa 416mila risultano conclusi o in fase di completamento, mentre il restante 24,4% è ancora in corso. La percentuale può apparire contenuta, ma assume un peso maggiore considerando che il piano dovrà chiudersi entro l’estate 2026, con gli ultimi mesi dedicati alla fase di valutazione finale.
Sul fronte finanziario, la spesa sostenuta al 30 novembre 2025 ammontava a circa 101,3 miliardi di euro, pari al 52% delle risorse complessive. Un dato che evidenzia l’avanzamento solo parziale degli interventi, soprattutto alla luce della complessità delle opere più grandi, generalmente più indietro rispetto al cronoprogramma.
L’Italia ha finora incassato oltre 153 miliardi di euro, circa il 79% delle risorse totali previste, grazie al raggiungimento delle scadenze legate alle prime otto rate. Un risultato ottenuto anche attraverso diverse modifiche del piano, che in alcuni casi hanno comportato rinvii o ridimensionamenti degli obiettivi iniziali.
La sesta revisione: 173 misure modificate.
Tra il 2023 e il 2025 il governo italiano ha presentato a Bruxelles sei richieste di modifica del Pnrr. L’ultima revisione, approvata il 25 novembre, ha interessato ben 173 misure tra riforme e investimenti.
Pur mantenendo invariata la dotazione finanziaria complessiva, l’esecutivo ha riallocato circa 13,4 miliardi di euro. In molti casi gli interventi hanno avuto l’obiettivo di semplificare le procedure e ridurre il carico amministrativo legato al raggiungimento di milestone e target.
Per 83 misure le modifiche hanno riguardato esclusivamente aspetti tecnici e procedurali. In altri 52 casi, invece, la revisione è stata più sostanziale, con nuove modalità di attuazione e rimodulazioni finanziarie. Alcuni obiettivi sono stati inoltre ridimensionati per tener conto delle difficoltà emerse durante l’attuazione.
Le risorse riallocate.
La rimodulazione dei fondi ha comportato il definanziamento parziale di alcuni interventi, spesso a causa di una domanda inferiore alle attese o di difficoltà operative. Tra le misure ridotte figurano quella sulla Transizione 5.0 (-3,8 miliardi), Comunità energetiche (-1,4 miliardi), Interventi contro il rischio idrogeologico (-910 milioni) e Politiche attive del lavoro (-876 milioni).
Le risorse liberate sono state trasferite verso misure considerate più facilmente attuabili o con maggiore capacità di spesa, come il Fondo rotativo per i contratti di filiera (+2 miliardi) e per la Riforma della gestione delle infrastrutture ferroviarie (+1,2 miliardi)
Parallelamente cresce il ricorso agli strumenti finanziari: circa 23,5 miliardi di euro saranno gestiti attraverso “facility” che consentono di completare gli interventi anche oltre il 2026, purché gli impegni giuridici siano assunti entro la scadenza del piano.
Milestone e target ridotti.
La revisione ha interessato anche la programmazione delle scadenze. Il numero complessivo di milestone e target è passato da 614 a 575, con una riduzione di 39 obiettivi dovuta soprattutto a semplificazioni e accorpamenti.
Le modifiche hanno riguardato in particolare le ultime tre rate del piano: gli obiettivi previsti sono scesi da 284 a 241, con una redistribuzione delle scadenze tra ottava, nona e decima rata. Alcuni target sono stati anticipati o semplificati, altri posticipati a causa di ritardi oggettivi.
Nonostante il rispetto del cronoprogramma europeo, quindi, restano ancora da conseguire 209 scadenze finali e l’esecutivo ha più volte richiamato il rischio di “reversal”: la possibilità che risultati già approvati possano essere riesaminati e, in caso di problemi, comportare la restituzione di fondi già ricevuti.
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